La vecchia ultracentenaria e la neve

Albina-Foisy-vecchia-neve

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Gira sul web un video girato in British Columbia, Canada. Una donna di 101 anni, Albina Foisy, in auto insieme al figlio si imbatte nella prima nevicata della stagione. Nevica a larghe falde, lentamente, e la strada e i boschi sono già candidi. La vecchia Albina vuole scendere dall’auto per toccare la neve, come una bambina. E così eccola che con passi incerti, intabarrata contro il gelo, affonda i piedi nella coltre bianca. È da anni, forse, che non lo faceva? Si china e allunga le mani, le dita aperte, a catturare un po’ di neve. Ride, al freddo che le brucia i palmi nudi. Poi con la neve fa una palla, la schiaccia bene – come quando, si ricorda, era bambina – e sorridendo della sua stessa audacia la lancia verso il bosco. La palla vola e dopo una breve traiettoria sprofonda silenziosa nel bosco.

Attorno, la neve cade intensa e adagio, come in un libro di fiabe. La donna si strofina le mani rosse di gelo, guarda il figlio e sorride; grata, di averla lasciata giocare con la neve. Ho guardato questo video tre volte, senza sapere bene perché mi interessava. Era, ecco, che c’era in quella donna di 101 anni una gioia così puramente infantile. Se si mette un bambino di due o tre anni per la prima volta sulla neve, si comporta esattamente così: cammina incerto, la tocca con le mani, scopre il morso del freddo, la lascia cadere; la riprende, la assaggia – i cristalli gelidi che scricchiolano sotto ai denti – e poi ne fa una palla, e la tira, e sta a guardare l’arco che disegna, soddisfatto.

Ma che a cent’anni suonati si possa essere ancora così candidi, mi meraviglia e mi rallegra. Avrà vissuto come noi, la signora Albina, tra guerre e amori, e figli, e fatica, e smarrimento. Eppure eccola qui, a cent’anni, vecchissima eppure intatta, che si china sulla neve come una bambina. Che serva a questo, il tempo che ci si accumula addosso come la neve quando cade densa? «Se non ritornerete come bambini non entrerete nel Regno dei cieli».

La vecchiaia, da noi così temuta, la vecchiaia che, ci dicono, si deve camuffare e nascondere con vergogna, come un tempo dato per ritornare come si era in principio, quando tutto era vergine, tutto era nuovo. La vecchiaia come la neve che cade e sommerge ogni cosa, e la rifà, nel suo candore, nuova. Mi fa meno paura il tempo, guardando la signora Albina, che carezza la neve e poi sorride al figlio, grata perché – memore di quando era lui, il bambino – la ha lasciata giocare, come avesse tre anni, nella prima mattina d’inverno, a 101 anni, così.


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