La potenza del ritaglio nei collage di Beppe Devalle

Parallelamente alla mostra Tecnica Mista che spiega – tra il serio e l’ironico – l’arte contemporanea a neofiti e non, il Museo del Novecento di Milano ospita un’altra retrospettiva che invita il visitatore a prendere confidenza con una tecnica artistica che ha visto il suo boom negli anni Sessanta del secolo scorso: il collage. Protagonisti dell’evento intitolato Beppe Devalle. Collages degli anni Sessanta visibile fino al 7 ottobre, gli “incollaggi” realizzati dal torinese Beppe Devalle tra il 1963 e il 1966, periodo in cui il suddetto artista – già abbastanza noto – abbandona una pittura dai forti riferimenti Kleeliani per dedicarsi al ritaglio di magazines americani e di vecchie riviste di moda. Quella che a prima vista è sembrata una scelta azzardata, in realtà ha condotto lo sperimentatore verso una nuova scoperta.

Mettendo, infatti, alla prova nuove regole di montaggio – la griglia immaginaria entro cui posiziona i contenuti – l’artista impara a potenziare la tensione tra i margini del ritaglio, i profili degli oggetti selezionati dentro il ritaglio (le nuove icone della modernità come le belle auto, le protagoniste dello “chic” internazionale come Audrey Hepburn), e il profilo del nuovo oggetto che da questi accostamenti viene fuori. Una volta presa confidenza con questo nuovo approccio/metodo creativo, Devalle capì che questi accostamenti fotografici – tra cui spiccano Insalata Firestone del 1963 e Speed del 1964 – potevano costituire una sorta di modernissimo trattato di armonia per la pittura. Ecco da dove sono nati i quadri da lui esposti alla Biennale del 1966.

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