La nobiltà del lavoro all’epoca della Serenissima

Un vecchio sarto che cerca di infilare il filo nella cruna dell’ago e non riuscendoci viene preso in giro da due giovani fanciulle (Il Sarto, Fausto Zonaro), un gruppo di tre generazioni di fabbri che apprendono il mestiere tra fatiche e sudori nella bottega di famiglia (I fabbri, Luigi Cima), una bella dama che siede sognante tra quadri, sculture e cimeli dentro quella che oggi sarebbe una galleria d’arte (La bottega dell’antiquario, Oreste da Molin), una scena di piazza di serena e umile semplicità dove delle bambine acquistano castagne da due giovani venditori (Le caldarroste, Antonio Paoletti), un calzolaio che prende le misure delle caviglie di una giovane popolana osservata maliziosamente da un garzone seduto alle loro spalle (Calzolaio, Antonio Rotta). Andrebbero passate in rassegna una per una le opere della mostra Nobiltà del lavoro. Arti e mestieri nella pittura veneta tra 800 e 900 che al Museo Nazionale di Villa Pisani di Stra (Venezia) ci racconta la vita lavorativa tra i secoli XIX e XX, attraverso le opere di una serie di artisti che scelgono come soggetto delle loro creazioni il popolo veneto intento nell’esercizio di attività quotidiane, tra le mura di casa o all’aperto, nel verde dei campi o nel caos cittadino.

«Ogni lavoro, anche filare il cotone, è nobile; il lavoro è l’unica cosa nobile» afferma in Passato e Presente lo scrittore Thomas Carlyle (1795 – 1881), un’espressione che ben sintetizza il messaggio della retrospettiva che, con un flashback di duecento anni, ci trasporta in un passato dove il lavoro, ancora non minato da un’economia quasi irreale e da termini stravaganti quali spread, default, Bund e Btp, era – oltre a una necessità – un valore morale che dava senso, misura e stabilità all’individuo e alla collettività. Attraverso le settanta opere in mostra ecco che prende vita un vero e proprio reportage sulla virtuosa operosità della gente che armata di fatica, solerzia, pazienza e, perché no, anche passione, diventa protagonista di una grande epoca, quella della industriosa nobiltà del “mestiere”. Visitabile dal 2 giugno al 4 novembre 2012.

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