La morte di Mango e la civiltà atea

Articolo tratto da Il Foglio Fatalità vuole che mentre leggevo le critiche alla pubblicazione del video di Mango morente stessi studiando storia dell’arte, e proprio i capitoli dedicati ai memento mori. Ci fu un tempo in cui la morte, di più, l’agonia, veniva rappresentata realisticamente e non era certo un tempo di sciacallaggio mediatico. Si osservi il monumento sepolcrale di Luigi XII di Francia e di sua moglie Anna di Bretagna, fissati con la smorfia del trapasso. O quello del cardinale La Grange, col corpo già in decomposizione. Si rammenti che erano ritratti ufficialissimi e celebrativi. Era tutta la civiltà cristiana a non temere lo spettacolo della morte, certo per il grande esempio di morte in pubblico fornito da Gesù Cristo. Il video di Mango mi ha ricordato una deposizione, Pontormo e Pasolini ne avrebbero tratto capolavori e qui esorto gli eccellenti pittori viventi a cimentarsi su tanto soggetto. L’influsso cristiano sembrava giungere anche negli ambienti anticlericali: si veda il ritratto di Mazzini sul letto di morte, capolavoro di Silvestro Lega che certo non voleva compiere un vilipendio di cadavere ma rendere un estremo omaggio. Invece la civiltà atea non sa cosa farne della morte, non sa trarne nessun insegnamento, ed ecco pertanto le facili indignazioni e le facili cremazioni. (Se è per questo non sa trarre alcun insegnamento nemmeno dalla vita, ed ecco pertanto le proteste per le mamme che allattano nei ristoranti).

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