La modernità selvaggia di Soly Cissé

Alla Galleria Tornabuoni di Milano le opere di Soly Cissé ci trasportano in un universo in cui due mondi contrastanti si fronteggiano cercando un equilibrio. Una guerra tra natura e civiltà che ha ormai perso il suo smalto

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Non siamo proprio in estate, ma le opere di Soly Cissé, pittore, scultore e disegnatore, diplomato alle Belle Arti di Dakar, sua città natale, ce ne fanno respirare i colori anche in pieno inverno. Dal prossimo 17 novembre una serie di tele dell’artista riscalderanno le sale della Galleria Tornabuoni Arte di Milano consentendo al pubblico di apprezzare un’opera al tempo stesso poetica e selvaggia.

All’interno della retrospettiva intitolata “Calore d’Estate“, i dipinti di Cissé raccontano molto del pittore che li ha eseguiti, della sua infanzia in una Dakar che si proietta nella civiltà moderna benché ancora profondamente “selvaggia”. Viene fuori come tema costante la suggestione dei misteri della caccia che ha avvicinato l’artista, da bambino, al regno animale.

Ibridi, personaggi dai contorni incerti, sono questi gli esseri viventi che amano le sue composizioni, i suoi disegni, superfici riflettenti un universo in cerca di equilibrio. Nelle sue tele Cissé fa coesistere due mondi contrastanti, quello moderno e quello dei tempi immemorabili suggerendo un confronto/scontro tra due realtà. Ma il suo intento è puramente critico e consiste in una denuncia della perdita dei valori, della mancanza di solidarietà, della disumanizzazione dei rapporti tra gli uomini. Si punta il dito in maniera aspra verso la civiltà moderna e anche quella sottile speranza che cerca di affiorare alla fine annega nella banalità di un messaggio ormai troppo svalutato. Fino al 10 dicembre 2011. 

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