La legge è il principale strumento di persecuzione dei cristiani

Berlusconi dice di essere perseguito; i suoi detrattori sostengono invece che la legge è uguale per tutti. Non voglio però parlare di questo.

La vicenda processuale del Cavaliere ha portato sulle prime pagine dei giornali due parole: persecuzione e legge. Questi termini hanno cominciato a ronzarmi in testa associati l’uno all’altro e mi sono sorpreso a riconoscerli nascosti in molte delle notizie di questi tempi.

Si ritrovano in tutte le vicende legate ai matrimoni gay, in Francia come negli USA; nelle questioni legate alla bioetica come in quelle connesse alla scuola paritaria; in tutte le proteste che serpeggiano dalla Tunisia alla Turchia.

Chiamatela sharia o mariage pour tous o referendum, sempre di legge si tratta. Chiamatela taglio di spesa o fermo di polizia o autobomba, sempre persecuzione è.

A pensarci bene accade fin dagli inizi che la legge sia il principale strumento di persecuzione dei cristiani. Gesù è stato crocifisso per presunta violazione della legge ebraica sulla blasfemia, i primi discepoli furono perseguiti per inottemperanza alle leggi sulle abluzioni, quelli del secolo successivo per non essersi sottomessi alla legge che imponeva loro il sacrificio all’imperatore.

I cristiani dei nostri giorni sono costantemente perseguitati in base ad articoli di leggi cinesi, nord coreane, saudite, azerbaigiane, obamiane. Leggi che stabiliscono diritti inesistenti, leggi che cancellano diritti evidenti.

Viste come sono andate le cose fino adesso ho timore che a questo mondo esisterà sempre una legge alla quale appigliarsi per perseguitare i cristiani.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •