La Fifa avverte Trump: il Mondiale non lo diamo agli stati canaglia

Abbiamo atteso a lungo che scoppiasse un polemicone di quelli che ci attizzano, ma visto che non scoppia ci pensiamo noi a sottolineare come si deve la sacrosanta lezione di fair play impartita dalla Fifa a quell’antisportivo di un Trump.

Questo blog dedicato a Trump-che-rovina-cose trova infatti quanto mai opportuno l’avvertimento lanciato cinque giorni fa dal presidente della Fifa Gianni Infantino all’inquilino della Casa Bianca. Come riporta per esempio un articolo della Gazzetta dello sport, la Federazione calcistica internazionale potrebbe rifiutarsi di prendere in considerazione la candidatura degli Stati Uniti a ospitare il Mondiale 2026 se Trump non cancellerà il “Muslim Ban”, l’ordine esecutivo che congela i visti di ingresso negli Stati Uniti per i cittadini provenienti da sei stati a maggioranza musulmana (Sudan, Siria, Iran, Libia, Somalia, Yemen) considerati dal rovinatore in chief paesi sponsor del terrorismo islamico. Lo stesso Infatino ha voluto confermare la possibile ritorsione spiegando che «qualsiasi squadra che si qualifica per la Coppa del Mondo, compresi sostenitori e funzionari, deve poter avere accesso al paese, altrimenti non ci sarebbe la Coppa del Mondo».

Quello che ci sorprende è che nessuno, nemmeno la Gazzetta, abbia voluto approfittare della coraggiosa presa di posizione della Fifa per affondare il colpo definitivo contro l’orrido Trump. È assolutamente ragionevole e giusto, innanzitutto, pensare che un ordine esecutivo che entrerà in vigore dopodomani (16 marzo) e resterà valido per 90 giorni (novanta giorni) potrebbe creare ancora problemi nel 2026. Meglio essere previdenti. Ma soprattutto la Fifa aveva sotto mano un perfetto esempio da utilizzare in chiave anti-Trump. Come ha fatto Infantino a non pensare al caso Qatar? Il Qatar sì che si è meritato di aggiudicarsi il Mondiale 2022: non solo è un paese proverbialmente accogliente verso il diverso, ma addirittura grazie all’accoglienza del diverso sta letteralmente costruendo il suo Mondiale. Altro che porte chiuse, chi vuole andare in Qatar a fare lo schiavo è il benvenuto. Pare che siano già diverse centinaia i migranti morti nei cantieri dei nuovi stadi del Qatar Great Again. E di qui al 2022, a causa delle condizioni di lavoro assolutamente disumane, il conto delle vittime potrebbe salire addirittura ad alcune migliaia. La Fifa ha detto qualcosa? Macché. Perciò avanti migranti, tutti in Qatar, il lavoro non manca e il turnover va che è una meraviglia. Del resto chi costruisce tanti muri poi purtroppo rischia di cadere. Ecco, forse la Fifa dovrebbe sgridare Trump anche perché non indossa il caschetto di protezione.

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