Là dove c’è del losco, ci sarà sicuramente del Trump

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I lettori di questo blog di resistenza democratica anti-Trump sono invitati a correre al cinema perché è uscito Gold, un «film da vedere» secondo un giornale come il Fatto quotidiano, che in quanto a pregiudizi gratuiti su The Donald ci ha già regalato gradite emozioni.

Secondo il recensore del Fatto Federico Pontiggia, Gold è ispirato alla storia di una vera truffa che smascherò il cinismo di Wall Street negli anni Novanta (lo scandalo della canadese Bre-X Minerals Ltd), e racconta la storia di Kenny Wells (Matthew McConaughey), «uomo d’affari impavido e scellerato, sfrenato cercatore d’oro, fortuna e successo», «self-made man stelle e strisce per antonomasia e vecchia conoscenza del cinema americano», un po’ «squalo» e un po’ «tabagista no future».

Quanto alla sua impresa che si scoprirà essere una truffa, il Fatto la definisce «un sogno americano riveduto e scorretto, malarico e lisergico, a pezzi eppure resiliente, straccione e anti-casta». Una bolla che dimostra «l’irriducibilità della società, e dell’economia, statunitense al sistema, alla regulation, alla norma e, insieme, l’abbandono fideistico e forsennato al sogno: “Se vendi i tuoi sogni – dice Kenny – cosa ti rimane?”».

Insomma, il protagonista è davvero un miserabile e la sua esistenza una disgrazia. Il suo successo economico, invece, è una catastrofe per tutti. Come potevasi immaginare, tali elementi sono più che sufficienti per far venire al Fatto quotidiano «un sospetto fatto certezza: Kenny avrebbe votato Donald Trump». Come del resto lo avrebbero votato anche il Dottor Male, Ted Bundy e forse Gargamella.

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