La difesa della vita comincia dalla difesa del significato delle parole

Sul sito della Stampa è comparso questo titolo: “I primi figli con due mamme saranno pronti entro tre anni”. Segue la spiegazione sommaria di una nuova tecnica di combinazione di DNA mitocondriali diversi che, manco a dirlo, guarirà terribili malattie ereditare.

Come saranno pronti? Saranno pronti si dice delle cose. Vai dall’ottico, scegli la montatura e poi chiedi: “Quando saranno pronti i miei occhiali?”. Porti l’auto dal meccanico, gli spieghi il problema e poi domandi: “Quando sarà pronta? Sa, devo organizzarmi con mia moglie per venirla a ritirare”.

Non voglio entrare nel merito della questione etica, la lascio a chi è più bravo e competente di me. Mi limito a osservare il linguaggio. Con tutta la mia comprensione per lo stress del povero titolista sovraccarico di lavoro questa espressione, saranno pronti, da un lato rivela (così come un lapsus) la concezione dell’uomo che il giornalista ha e, dall’altro, ce la trasmette abituandoci a parole ed espressioni che distorcono la realtà.

Farò ridere i polli ma sono convinto che la resistenza al potere dominante e massificante comincia dalla difesa del significato delle parole. Non a caso le peggiori dittature della storia e le peggiori ideologie hanno sempre manipolato il vocabolario per far digerire i propri orrori.

Difendiamo il significato delle parole. Padre, madre, figlio, per esempio.

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