La democrazia diretta di Grillo è una dittatura

«Di quale democrazia diretta stiamo parlando?» si chiede oggi su Libero Filippo Facci. Come non dargli ragione sulla vicenda dei senatori del Movimento Cinque Stelle espulsi da Beppe Grillo. Facci fa bene, soprattutto, nell’evidenziare che non c’è partito più antidemocratico del M5S, che invece si picca di essere il più trasparente, il più vicino ai cittadini, il più lontano da derive leaderistiche. Balle.

«Lo sanno tutti da sempre: c’è solo Grillo e soprattutto quella “Casaleggio associati” che gestisce le votazioni online con modalità che non convincono neppure gli stessi grillini: del resto, anche se le consultazioni online fossero state regolari e valide (ma non ci crede nessuno, ripetiamo) stiamo parlando di 29 mila persone rispetto ai 7,4 milioni di voti presi, un elettore su 250, eccola qui la democrazia diretta col suo potere taumaturgico».

Quella di Grillo e Casaleggio è «una dittatura in cui a comandare non sono neppure i capogruppo alla Camera e al Senato bensì i due “responsabili del team di comunicazione” nominati da Casaleggio per armonizzare le posizioni dei parlamentari, uno stratagemma dei due imperatori, in pratica, per comandare i parlamentari senza essere in parlamento».

Ora i senatori liquidati e altri onorevoli ci raccontano le magagne che starebbero dietro alla gestione del blog di Grillo, della democrazia grillina, del fatto che nessuno di loro decide alcunché, perché – scrive Facci – «Grillo e Casaleggio sono i mangiafuoco di cui loro restano le marionette». Bè, ben svegliati cittadini pentastellati, ve ne accorgete solo ora?

 

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