La Chiesa tanto bistrattata e i suoi quattro Papi straordinari

Oggi sul Corriere della sera è apparso un commento di Vittorio Messori (“Il cattolicesimo, i fedeli in calo e la cura dell’entusiasmo”). Ne riportiamo alcuni passaggi

Paradosso in piazza San Pietro: proprio questa Chiesa — di cui chi la vive dall’interno misura troppo spesso il grigiore, la mediocrità, le forze carenti — attira l’attenzione crescente del mondo, anche fuori dai tradizionali confini cristiani. (…) Se ne è avuta, ieri, la riprova, con la folla straripante sino al fiume: non si sa come avrebbe potuto essere contenuta dal pur gigantesco spazio porticato. L’accorrere di una massa umana enorme era data per scontata in questa sorta di inedito raduno, tra Cielo e Terra, di quattro Pontefici tra i più popolari ed amati: due Papi vivi che canonizzavano due confratelli defunti e non di un’età remota, ma che essi stessi avevano ben conosciuto.

È davvero singolare: statistiche e sondaggi sono impietosi nel confermare il declino, a viste umane, della maggiore Chiesa della Cristianità che ha perso (e in Occidente continua a perdere) praticanti, clero, influenza sociale e pure prestigio, tra scandali sessuali e finanziari. (…) Eppure , ecco il paradosso: proprio questa Chiesa — di cui chi la vive dall’interno misura troppo spesso il grigiore, la mediocrità, le forze carenti — attira l’attenzione crescente del mondo intero, anche al di fuori dei tradizionali confini cristiani (…) Forse, il paradosso trova, in parte almeno, un inizio di spiegazione proprio nella grande liturgia di ieri. Una truppa falcidiata e, in qualche regione del mondo, addirittura quasi sbandata, ha alla testa generali straordinari. Per usare una immagine non militaresca ma evangelica, l’albero non è poi così guasto, se continua a dare frutti che — oggettivamente, al di là di ogni apologetica clericale — hanno tali qualità da attrarre a sé l’attenzione, anzi l’ammirazione di tanti uomini nel mondo intero. Quale istituzione ha avuto al vertice persone di grande diversità per storia personale e temperamento e al contempo di grande omogeneità per vasta cultura e per coerenza della vita con il pensiero come (stiamo solo a questo dopoguerra) Pacelli, Roncalli, Montini, Luciani, Wojtyla, Ratzinger e, ora, Bergoglio?

Qualcuno, nella Chiesa stessa, ha mugugnato, giudicando eccessiva la serie di Pontefici recenti per i quali è iniziato o concluso il processo di beatificazione e di canonizzazione. Quasi che il papato volesse esaltare se stesso: è la critica che è stata rivolta soprattutto alla liturgia solenne di ieri. Ma il fatto — ratificato, del resto, dal giudizio del «mondo», anche se incredulo o non cristiano — il fatto è che quei Pontefici meritano davvero di essere presentati a ogni uomo di buona volontà come esempio di chi ha cercato di far vincere il bene sul male, di tenere a bada il peccato e di coltivare la virtù. A cominciare da se stessi. Chi — quale che sia la sua fede o la sua incredulità — chi non vorrebbe come amico, come confidente, come aiuto spirituale nelle durezze delle vita un Giovanni XXIII o un Giovanni Paolo II, da ieri santi? Ma anche, lo si dica, un Benedetto XVI o un Francesco? La Chiesa può sbandare ma Pietro mostra di essere fedele al nome che il Cristo stesso gli diede: una «pietra» salda , che sorregge la fede che in altri sembra spegnersi.

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