La bulimica gestualità di Cristina Lei Rodriguez

Materiali plastici, reti metalliche, blocchi di resina, gessi e vernici: questi gli elementi base usati da Cristina Lei Rodriguez per le sue astratte forme scultoree, miscele vibranti che sembrano essere sopravvissute a una distruzione atomica. Ed è proprio da una ricerca sui temi della decomposizione, dell’instabilità e delle incertezze contemporanee che la giovane artista di Miami muove per realizzare le sue composizioni intrise di una vorace e quasi bulimica gestualità. Sono opere che sembrano raccontarci  in modo metaforico le vicende di decadenza e rovina a cui assistiamo quotidianamente, che criticano il capitalismo contemporaneo, la fame e l’ansia quasi ossessiva di accumulazione di ricchezza del presente, che in Italia possiamo ammirare all’interno della retrospettiva Recover, appena inaugurata alla Brand New Gallery di Milano.

Fino al 28 luglio 2012 composizioni come Decance – dove su un cubo rigido sembrano sciogliersi dei filamenti laccati di rosso-, Rethink – dove su un altro tubo sono, questa volta, dei filamenti sui toni del grigio a capeggiare – e Find Again – un tronco di legno dipinto di argento, una sorta di ready-made che inzuppato di nuovi significati non aspetta altro che un occhio sensibile pronto a raccoglierli e a farli propri – raccontano l’accattivante segreto di seduzione di Cristina, quello di riuscire, con materiali semplici e quotidiani, a toccare delle corde molto profonde della natura umana.

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