“Je suis Charlie”? Sincera pietà per le vittime dell’odio ma un cristiano dice: “Io sono Gesù”

«Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male… Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso». Sono parole del Figlio di Dio che ha versato il suo sangue per noi. Su questi princìpi è stata edificata la civiltà europea e occidentale, pur in mezzo a tante manchevolezze.

L’unità di tanti popoli diversi è venuta da qui. Non capiamo la legge del taglione e in questo ci differenziamo dagli altri monoteismi. Non capiamo le reazioni violente e le vendette. Abbiamo sincera pietà per i redattori uccisi del settimanale laicista Charlie Hebdo. Ma dobbiamo anche capire che se l’Europa recide le sue radici è finita. Il laicismo francese, che è all’avanguardia nella cultura sterile di morte, odiatrice di crocifissi, presepi e religioni manifestate, non è la strada da percorrere. Perciò chi desidera essere un cattolico può esprimere sincera solidarietà ma non può dire “Je suis Charlie”.

Il cristiano, malgrado le sue fragilità, dice “Io sono Gesù”. L’identificazione con Cristo è lo spirito del cristiano. Il vero problema del mondo è che i cattolici sono tiepidi e ignoranti del Vangelo. «La vittoria che vince il mondo è la nostra fede», dice san Giovanni nella prima lettera. Fede, preghiera, confessione, eucarestia: questa è la via vera che devo percorrere. Affidarmi allo Spirito Santo. Sapere che Gesù è morto quasi da solo in croce, ma è risorto ed è la luce che vince le tenebre. Sveglia!