La santità, umanità e umiltà della beata Madre Teresa di Calcutta

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Padre Rosario Stroscio, 94 anni, uno degli ultimi missionari cattolici attivi in India, è stato per 50 anni il confessore della beata Madre Teresa di Calcutta e l’ha assista al suo capezzale: «Anche lei che era una santa aveva timore. La morte è terribile per tutti». Ha ripercorso la sua storia in una lunga e ricca intervista realizzata da Aldo Cazzullo e pubblicata oggi dal Corriere della Sera.

Sulla sua vocazione ricorda:

«Sono arrivato in India nel 1939, a 17 anni. (…) Siccome convertire gli indù era difficile, ci mettemmo in cammino per i villaggi degli Adivasi, le popolazioni tribali animiste. Bisognava fare attenzione a uscire la sera perché c’erano ancora le tigri. (…) Il cristianesimo è difficile solo per quelli che hanno studiato troppo. E poi la resurrezione, l’immortalità dell’anima, la presenza stessa di Dio, che a noi appaiono così ostiche, qui sono considerate ovvietà. Il primo mese in venti chiesero il battesimo. Risposi che a Gesù si arriva poco per volta».

Descrive così il suo incontro con Madre Teresa di Calcutta:

«La vidi per la prima volta nella cattedrale di Calcutta, nel 1948. Aveva ottenuto di lasciare il convento per trasferirsi tra le baracche. (…) Il suo direttore spirituale, il gesuita belga Van Exem, quel giorno la trattò quasi con disprezzo, e lei con umiltà non si ribellò. Andavo a predicare per le suore. Madre Teresa era molto intelligente, aveva un grande dono per le lingue. Ma era anche molto semplice. E poi aveva un bellissimo sorriso. (…) Cercava il volto di Gesù negli altri, e lo trovava nei morenti, negli handicappati, negli orfani, nelle donne rese folli dal carcere o dalle violenze. Sulla sua tomba ha voluto che fosse scritto, con i petali dei fiori: “Io non faccio nulla, fa tutto Lui”».

Tra i tanti episodi che gli sono rimasti in mente, sceglie questo:

«Fu attaccata per la sua condanna dell’aborto. In molti la criticavano; ma era impossibile restare indifferenti di fronte a lei. Una volta venne a intervistarla una giornalista americana, prevenuta, altera. Rifiutò di mettersi a piedi nudi. Il suono dei suoi tacchi a spillo risuonava per il convento. Madre Teresa la ricevette mentre toglieva i vermi dal corpo di un moribondo, raccolto all’angolo della strada. Alzò lo sguardo, la vide, le disse: “Abbia pazienza, alla mia età non vedo più bene. Mi aiuterebbe?”. La giornalista si buttò ai suoi piedi in lacrime. Madre Teresa le aveva toccato il cuore. Era davvero una santa».

Padre Stroscio non ha alcuna nostalgia dell’Italia:

«In Italia non tornerò più. Ci sono stato l’ultima volta nel 2003, per la beatificazione di madre Teresa. È diventata una terra senza moralità. Accogliere tutti questi maomettani mi pare poco lungimirante: verrà il giorno in cui abbevereranno i loro cavalli a San Pietro. Ma sa cosa mi ha colpito di più? Vedere tante donne girare con il gatto in braccio, come se fossero figli. La Sicilia in cui sono cresciuto era di una povertà medievale, però le donne avevano molti figli. Un Paese che ha sostituito i bambini con i gatti è un Paese senza domani. Ma io il domani non lo vedrò, e questo mi conforta. Sono felice di aver alimentato la fiamma della fede in queste terre lontane. Presto lascerò il mio corpo e vedrò Dio. Lo vedrò faccia a faccia».

Foto Ansa/Ap


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