Intervista – Tra dipinti e ceramiche, Luciano Vetturini racconta la sua voglia di poesia e di tenerezza

Luciano Vetturini è un contemporaneo artista d’altri tempi. Lontano dai riflettori, nella sua bottega di Assisi, si dedica ad oli su tela, ceramiche e racconti che firma con lo pseudonimo di Nino, nato dall’unione delle sillabe finali del suo cognome e del suo nome, e che raccoglie sul suo sito intitolato La Ghianda. Le sue composizioni sono un inno ad una vita semplice e allegra, vissuta a contatto con la natura e che l’artista vorrebbe fosse accompagnata da una onnipresente, poetica e magica colonna sonora.

Luciano, tu non sei solo un pittore di oli su tela, ma anche un creatore di ceramiche. Come si sviluppano e quali sono i collegamenti che legano le tue tipologie creative?

Io sono un pittore, non eccellente, autodidatta e frettoloso. Sono un ceramista, non eccellente, autodidatta e sempre frettoloso. Uno scrittore, sempre poco più che sufficiente, che ruba la capacità di raccontare le sue storie a tanti autori che ha letto e di cui è particolarmente appassionato, tra cui Ernest Hemingway, John Fante, Charles Bukowski, Raymond Carver, Luis Sepulveda, Fernando Pessoa, William Faulkner, Anton Checov, Luigi Pirandello, Italo Svevo, il Pier Paolo Pasolini di Ragazzi di vita, Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, Tom Waits, Joni Mitchell, Paolo Conte, Federico Fellini. Non sono una persona eloquente, non so parlare, ho difficoltà, quindi sono nate le mie idee di pittura, di ceramica, di scrittura e di musica, mezzi ideali per poter trasmettere il mio bisogno di comunicare  e condividere la mia voglia di poesia e tenerezza.

E i tuoi audio racconti?

I miei audio racconti sono ancora un sogno che non ho realizzato: provo piacere quando ascolto alcuni autori proposti da programmi radiofonici, come Ad alta voce di Radio Tre, dove bravi attori come Massimo Popolizio o Ennio Fantastichini interpretano sapientemente i racconti accompagnati da musiche molto belle. Questo è il tipo di audio racconto che vorrei editare. Credo di non essere il solo a provare piacere e a riconoscersi, magari nella voce di qualcun altro, ascoltando il suono delle parole accompagnate dalla musica.

Quale tipo di pubblico apprezza maggiormente le tue opere?

Ho un quaderno che tengo nelle mia bottega di Assisi dove consento alle persone che, da ogni parte del mondo, si fermano ad osservare le mie creazioni di lasciare un pensiero in merito al mio lavoro. Credo che vedano nelle mie opere la genuinità di una vita campagnola che, messa da parte per un po’ di tempo, è tornata in auge negli ultimi anni. Non saprei, però, dire cosa emoziona davvero la gente, d’altronde l’emozione non è spiegabile, succede e basta.

Credi che la versatilità nel mondo dell’arte possa aiutare un’artista ad emergere maggiormente rispetto a qualcuno che dipinge o scolpisce soltanto?

Non è un problema che mi sono mai posto, ritengo che ognuno possa avere la voglia di esprimersi come crede. Per quanto mi riguarda, sento di comunicare qualcosa e lo faccio indifferentemente utilizzando la pittura, creando ceramiche, scrivendo racconti. Purtroppo non sono un musicista, altrimenti avrei creato anche la musica dei miei sogni.

Che consiglio daresti ai giovani che hanno tante idee e tante capacità, ma che non riescono a trovare una propria strada?

La sola cosa che posso dire è quella di essere sempre se stessi e di estrarre alla luce del sole le proprie emozioni, i propri sogni, le proprie aspirazioni raccontando se stessi, la propria vita, aggiungendo solo un pizzico di fantasia con qualsiasi mezzo possa scaturire dal proprio intimo talento. Altri consigli non posso darne, perché come diceva Fernando Pessoa <<non sono nessuno, non voglio essere nessuno, ma ho in me tutti i sogni del mondo>>.

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