Intervista – Pizzi Cannella racconta il suo amore segreto che crede di non meritare

Piero Pizzi Cannella, Lucertola, 2012, bronzo, cm 26x7,5x1Dal prossimo 19 gennaio al 9 febbraio 2015 l’Irpinia ospita la mostra Pizzi Cannella. La Fontana Ferma – Fusioni in bronzo 1987 – 2013, presso il Complesso Monumentale del Carcere Borbonico di Avellino, la prima personale dell’artista romano che risponde alle nostre domande.

La sua prima scultura risale al 1978. Come è intitolata quell’opera? Come mai la scelta è caduta su questo elemento? Quali caratteristiche del materiale lo rendono adatto alla sua vena creativa?

È una scultura andata perduta, si chiamava Vaso a Becco d’uccello. Uso la creta quando è necessario, altre volte uso la cera e altre ancora il gesso. Non nasco come scultore. La scultura è un mio amore segreto, che non merito. Non mi occupo degli aspetti tecnici del materiale. La creta mi piace perché ha un odore, un’umidità che mi ricorda la vita.

In che modo viene il connubio tra le sue opere e la sede espositiva, il Complesso Monumentale del Carcere Borbonico, della mostra “La Fontana Ferma – Fusioni in bronzo 1987 – 2013”?

Gli artisti sono tutti un po’ prigionieri e, come diceva il mio amico Toti Scialoja, “in fondo noi artisti siamo tutti fuori legge” quindi il carcere non mi spaventa…

Quale è il significato dell’opera protagonista della mostra?

Non ci sono chiavi per aprire le porte dell’Arte, bisogna andare per tentativi, avere la fortuna o il privilegio da parte dell’autore e del fruitore di aprire la porta.

Per la prima volta i suoi personaggi immaginari – Gioielli, Conchiglie, Fiori secchi e Lucertole – compaiono sotto forma di scultura: come mai vengono per la prima volta scolpiti?

Ho realizzato queste fusioni raramente negli anni. Le espongo nel Carcere, per la prima volta, proprio perché sono segrete ed intime.

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