Innamoramento. Promessa o illusione?

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Se c’è qualcosa che mette a nudo l’enigma della nostra vita esaltandola in un impeto appassionato che non ha uguali, travolgente, è proprio il mistero dell’innamoramento.

Come un giglio fra i rovi, così l’amica mia tra le ragazze. Come un melo tra gli alberi del bosco, così l’amato mio tra i giovani. Alla sua ombra desiderata mi siedo, è dolce il suo frutto al mio palato. Mi ha introdotto nella cella del vino e il suo vessillo su di me è amore. Sostenetemi con focacce d’uva passa, rinfrancatemi con mele, perché io sono malata d’amore. La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia. (Ct 2, 2-6)

Sono versi scritti 2400 anni fa, alcuni frammenti sono ancora più antichi, eppure li sentiamo così vicini, carichi di fascino, capaci di descrivere tutta l’appassionata bellezza che incendia il cuore di due innamorati, con una tenerezza intensa, una sensualità appassionata e nello stesso tempo delicata.

L’amato mio è per me un sacchetto di mirra, passa la notte tra i miei seni. L’amato mio è per me un grappolo di Cipro nelle vigne di Engaddi. Quanto sei bella, amata mia, quanto sei bella! Gli occhi tuoi sono colombe. Come sei bello, amato mio, quanti sei grazioso! (Ct 1, 14-16).

Chi immaginerebbe di trovare questi versi nella Bibbia? Non a caso. Un fatto che scompone i sapienti, mette fuori gioco i coltissimi indagatori che credono con la propria intelligenza di poter conoscere tutto della vita, ogni piega più nascosta, come si scardina una cassaforte, dimenticando che la vita, la realtà ci sarà sempre estranea finché non l’affrontiamo con l’impeto di chi è innamorato.

L’innamoramento diventa il catalizzatore che esalta l’esistenza con una intensità e una bellezza che non ha paragoni. Le cose di sempre, le più banali, assumono un respiro, una luminosità e un fascino che prima non avevano: «Nell’esperienza di un grande amore tutto ciò che accade diventa avvenimento nel suo ambito» (Romano Guardini, L’essenza del Cristianesimo, Morcelliana, Brescia 1981, p. 12).

Tutto questo grazie ad una persona di cui arriviamo ad amare anche i difetti: quel modo di camminare, di guardare, di parlare. In quello sguardo che ci abbraccia ci troviamo esaltati in tutto noi stessi come mai avremo immaginato: noi che così spesso non ci sopportiamo, vorremmo essere diversi, perfetti, veniamo amati così come siamo, anzi, proprio perché siamo così.

In quei giorni che si imprimono indelebili come un marchio a fuoco nella nostra vita è come se l’esistenza umana fosse già proiettata in una condizione definitiva di pienezza compiuta, come se il paradiso avesse fatto irruzione su questa miserabile terra abbracciandoci. Ma quanto dura?

Prima o poi la bellezza dell’innamoramento svanisce lasciandoci nel dubbio di aver vissuto un’illusione di cui avere vergogna. Gradualmente si fa strada una esperienza granitica che sembra demolire tutto, una constatazione, un giudizio che ci fa toccare le corde più intime della nostra esistenza, dove siamo soli di fronte a noi stessi e al nostro destino: una duplice legge che non dobbiamo mai dimenticare e senza della quale ogni promessa di amore è solo impostura, illusione destinata a crollare, o a trascinarsi nella rassegnazione. Una costatazione dolorosa che ci ricorda che siamo uomini:

1. Il bene che vuoi all’altro non potrai mai darglielo come vorresti e dovresti.

2. L’altro non potrà mai darti tutto il bene che desideri e di cui hai bisogno.

Tutto questo ci mette ogni giorno davanti al bivio che decide della nostra vita: l’innamoramento o è una illusione o è una promessa.

Se è una illusione allora tutta la vita è una illusione e non resta che vivere da schiavi cercando di addolcire il più possibile la pillola. Sempre più cinici e rassegnati. In realtà già morti. L’amore diventa sesso fino a lasciare il posto alla noia. L’affetto diventa estraneità fino al disprezzo e all’odio. Al massimo c’è posto per una asettica connivenza.

Per affermare che è un’illusione occorre una decisione che, ancora una volta, fa fuori qualcosa, dimentica qualcosa, la rinnega, la castra. Un’opzione che non tiene conto di tutti i fattori in gioco. Perché? Perché rassegnarsi a che la bellezza straordinaria vissuta quei giorni sia finita, per sempre? Perché? Perché non desiderare che duri, che la vita possa ancora, ancora!, avere quel respiro? Quella bellezza! La promessa di un bene così grande e affascinante che bussa alla tua porta per invitarti a vivere un’avventura dal respiro infinito, come di chi vara una nave per affrontare un viaggio ignoto, pieno di incognite ma verso qualcosa di infinitamente grande e bello. Lasciando il suo comodo rifugio, dove non accadrà mai nulla. Una promessa che ferisce il cuore e ti spinge oltre te stesso, perderti per poter ritrovare definitivamente te stesso (cfr. Lc 17,33). Proprio come quando ci si innamora.


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