In difesa di un compagno di Sla insultato su internet

susanna-campus-dinamo-sassari05Cari amici, qualche giorno fa è accaduto un brutto episodio. Come racconta Sassari Notizie, un malato di Sla è stato insultato e sbeffeggiato sul web in seguito a una partita di basket.

Perché la gente è così meschina? Come si può insultare un malato che vive in queste condizioni?

Capite bene la mia partecipazione emotiva. Insultando quel mio “compagno di Sla” è come se avessero insultato anche me. E a me non piace essere insultata, come se la mia malattia fosse una colpa. In più, tutto questo è avvenuto durante una manifestazione sportiva. Sapete bene quanto questo fatto mi coinvolga essendo io una supertifosa della Dinamo Sassari e della Torres. Se penso a quanto affetto i supporter di queste due squadre mi dimostrano e lo confronto a quanto accaduto, mi viene ancora più rabbia e mi domando: ma come è possibile che la gente sia così stupida?

Davvero faccio fatica a trattenermi. Ma come si può pensare che una persona, per il solo fatto di non potersi muovere, non meriti il rispetto altrui? Anche se non possiamo saltare e urlare, incitare e arrabbiarci, questo non significa che non proviamo sentimenti, che non siamo trascinati dalle emozioni, che non ci esaltiamo o abbattiamo a seconda dei risultati dei nostri beniamini.

susanna-campus-torres01Ecco, vorrei invitare quelle persone a casa mia. Non solo per mostrare loro come vive un malato di Sla: quali difficoltà deve quotidianamente superare, quali terribili momenti è costretto a passare, quali mostruose paure si trova ad affrontare. Ma, soprattutto, vorrei invitarli a casa mia per mostrare loro che anche chi si trova in questa condizione può vivere la vita positivamente. Circondato dall’affetto di familiari e amici, da tanta allegria, dal gusto di assaporare ogni momento, perché ogni istante non è scontato.

Questa, forse, per loro sarebbe la scoperta più sorprendente. Perché – ve l’ho detto tante volte – non dovete credere che un malato di Sla sia poi tanto diverso da voi. Certo, la condizione è diversa (e merita rispetto!), ma l’essenza della vita è uguale: gioie, dolori, emozioni, aspettative, desideri, delusioni. Anzi (e scusate se oso dire tanto), forse proprio la nostra condizione ci rende più acuti su quel che accade intorno e affamati di vita.

Se anche quei quattro stupidotti avessero la lealtà di capirlo, forse ci penserebbero due volte prima di insultare un malato di Sla. E anziché sfogare i propri istinti contro chi non può nemmeno rispondere, farebbero l’unica cosa degna per degli esseri umani: vergognarsi e chiedere scuse pubbliche.

bacioni,

Susanna

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