Alle imprese servono lavoratori pronti a vivere quel che dicono

giovane-lavoro-shutterstock_259129838Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – In questi giorni mi capita spesso di parlare di santificazione del lavoro perché presento un libro che ho scritto sul tema. Ho la testa piena di princìpi tutti validi, il primo fra i quali è che non ci può essere una vera relazione con gli altri se non si ha una forte relazione con Dio. Ma ciò che mi ha davvero insegnato qualcosa non sono le teorie, o le dottrine, bensì l’esempio di alcune persone.

Non a caso il punto forte del mio libro è una galleria di personaggi che portano con sé una ricchezza che non è circoscrivibile. Uno di questi è l’imprenditore per amore Gregorio Fogliani (1.400 dipendenti, in crescita), che ha cominciato a fare impresa a 19 anni quando si è innamorato di colei che sarebbe diventata sua moglie e resta per lui «la donna più bella del mondo». Spesso Gregorio parla ai giovani e poi si fa scrivere per email gli argomenti che li hanno colpiti. La sintesi è questa: trasparenza, empatia, non esistono problemi ma opportunità, spirito di squadra e buon carattere, non aver paura di sbagliare, impegnarsi per obiettivi ambiziosi, desiderare di restituire ciò che si è ricevuto.

Ciò che convince i giovani è l’evidenza che Gregorio vive ciò che dice. Sono affermazioni controcorrente, come essere disposti a cambiare lavoro ma non a cambiare la moglie. Ultimamente ha parlato a 350 direttori del personale facendoli ridere fino alle lacrime descrivendo quanto danneggia l’impresa il dipendente che divorzia. Ridere per non piangere. Gregorio ogni mattina legge un brano del Vangelo.

Foto da Shutterstock


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