L’importanza di essere innamorati. Per i santi come per le colf

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Pubblichiamo la rubrica di Pippo Corigliano contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Una volta Vittorio Messori intervistò una collaboratrice familiare che aveva dedicato la vita a Dio e agli altri decidendo di non sposarsi. Lavorava molto e cucinava bene. Le chiese: «Ma perché fai tutto questo?», e lei rispose: «Per amor di Dio». Vittorio si commosse. «Per amor di Dio! Per amor di Dio! Ma chi dice oggi questo?».

L’episodio è vero. Sapevo che Vittorio ha un cuore d’oro ma sapevo anche che lo nasconde spesso con un modo di fare bisbetico… Si dimentica ogni tanto e me lo chiede: «Pippo, come sono io?». «Bisbetico», gli rispondo. Però il bisbetico si commosse.

È importante essere innamorati. Quando una mamma chiese a san Josemaría come trasmettere la religiosità ai figli (7, per la precisione) lui rispose: «Vogliatevi molto bene fra di voi». L’amore è un’esperienza unica nella vita e qualche volta bisogna provarla, negli altri e in se stessi.

Sempre san Josemaría, arrivato ai settant’anni, diceva: «Trovatemi un vecchietto che vi parli d’amore come faccio io…». Perciò santa Caterina (e con lei tutte le sante) parlava di Gesù come il suo sposo. I familiari e suo padre le facevano opposizione finché un giorno il babbo entrò nella sua stanza e vide la colomba dello Spirito Santo su sua figlia in preghiera. Allora disse “basta!” e proibì ai figli di importunarla, aggiungendo: «Che poi non è così male avere Gesù come genero».

E davvero Caterina fu mamma e così la chiamavano anche tanti che erano più anziani di lei. L’amore è la guida della nostra, della mia vita.

Foto statua santa Caterina da Shutterstock


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