Il sovranismo d’affari della Germania in Cina

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz

Su Huffington Post Italia Alfonso Raimo scrive: «Meno male che doveva essere il Campo largo. A dividere Pd e M5s ormai bastano un paio di piazze: quella di giovedì davanti all’ambasciata russa – per la pace ma senza tacere le responsabilità russe – e quella di metà novembre convocata dalla Rete per il disarmo. Dove andare? Nel centrosinistra allo sbando prevale ormai il dilemma di Ecce Bombo: “Mi si nota di più se vengo e sto in disparte o se non vengo per niente?”».

Ecco che cosa succede quando invece di una scelta in politica internazionale fondata su posizioni ideali e su una visione articolata e realistica, se ne ha una basata solo sulla retorica e la propaganda.

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Su Formiche Gabriele Carrer scrive: «Il decoupling economico dalla Cina sarebbe “sbagliato”, ha spiegato oggi il cancelliere tedesco Olaf Scholz. Poche ore prima da Politico ha confermato quanto anticipato nei giorni scorsi da Noah Barkin, senior visiting fellow del German Marshall Fund e managing editor del Rhodium Group: il 3-4 novembre Scholz sarà in Cina, principale partner commerciale della Germania, accompagnato da una delegazione di imprenditori. Sarà il primo leader del G7 a visitare la Repubblica popolare dall’inizio della pandemia Covid-19 e il primo a incontrare il presidente cinese Xi Jinping dopo il congresso del Partito comunista di metà ottobre che lo incoronerà leader per la terza volta».

Considerare l’Unione Europea un soggetto già sufficientemente compiuto e quindi in grado di esprimere una sua politica estera, impedisce di fatto di affrontare le complicate tappe per arrivare al sacrosanto obiettivo di una integrazione continentale fondata su una costituzione e una legittimità data dagli elettori. La retorica al posto della realtà porta alla condanna di certi sovranismi, ma a consentire alla Germania di realizzare un “sovranismo” in un paese solo.

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Sul Sussidiario Giulio Sapelli scrive: «Se si volesse illustrare con chiarezza che cosa significhi il termine entropia, ossia il grado crescente di disordine in cui un sistema istituzionale può precipitare irreversibilmente, basterebbe seguire cronologicamente ciò che è accaduto in Europa, anzi, scusate, nella rete decisionale della “nuova classe” formatasi in Europa dopo i Trattati. Questa “nuova classe”, così come la definiva Milovan Gilas nel 1957 in quel capolavoro che era ed è La nuova classe. Una analisi del sistema comunista, ha la sua sede principale a Bruxelles e a Strasburgo con una serie di rappresentanze infinitamente proliferanti in tutto il mondo».

Chi spera ancora che l’Unione Europea sia ancora una delle risposte fondamentali al disordine globale che avanza, dovrà fare i conti con gli allarmati richiami alla realtà effettuale delle cose che lanciano intellettuali di valore come Sapelli.

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Su Open si scrive: «Il ministro dell’Economia francese all’attacco degli Stati Uniti. Bruno Le Marie durante un dibattito all’Assemblea nazionale di Parigi ha accusato gli Usa di vendere il loro Gnl “a un prezzo quattro volte più alto rispetto agli industriali americani”. Perché “un indebolimento economico dell’Europa non è nell’interesse degli Stati Uniti”. E quindi “dobbiamo trovare rapporti economici più equilibrati tra i nostri alleati americani e il continente europeo”. Mentre la Commissione europea sta lavorando “a passo spedito” per arrivare a presentare molto presto una nuova comunicazione sull’energia. Con proposte per ridurre i prezzi di gas ed elettricità, trainati anche dalla guerra della Russia in Ucraina».

Chi pensa che europeismo e atlantismo siano due delle risposte necessarie per costruire un assetto internazionale che possa reggere sfide e contraddizioni di questo nostro pianeta, deve anche essere consapevole che retorica e propaganda non possono sostituire l’analisi concreta della realtà. E la prima cosa che la realtà effettuale delle cose ci dimostra è che senza ricostruire equilibri internazionali fondati sui trattati, tutti i processi d’integrazione (compresi europeismo e atlantismo) saranno sempre più difficili. Un tempo l’umanità, quando si trovava in un groviglio simile, di solito per risolverlo ricorreva alla guerra. Ora questo è molto più complesso di fronte alla bomba atomica. Più complesso, ma ahimè non impossibile.

Foto Ansa

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