«Il Signore ha detto “Ama il tuo prossimo”, senza specificare se bianco, russo o bielorusso!»

Padre Leonid Griškov, sacerdote della chiesa della beata Evfrosinija di Mosca, è il fondatore del Centro di aiuto ai migranti «La casa vicina». Aperto nel 2018 in un quartiere meridionale della capitale, offre l’insegnamento gratuito della lingua russa ai bambini stranieri per prepararli alla scuola dell’obbligo, alcune cure mediche in convenzione e tanta carità.
In una recente intervista al portale miloserdie.ru, padre Leonid ha raccontato la situazione di precarietà in cui vivono i suoi assistiti.

Parliamo qui di migranti economici, che si aggirano sui due milioni nella sola Mosca, di cui meno della metà in regola. Dati certi su queste presenze non ce ne sono, a livello federale le cifre oscillano tra i 5 milioni rilevati dai servizi di sicurezza e gli oltre 32 milioni riportati dall’Istituto di statistica. La maggior parte dei migranti economici proviene dall’Ucraina, seguono poi i tradizionali serbatoi di manodopera dalle repubbliche asiatiche ex-sovietiche, soprattutto Uzbekistan, Kazachstan, Tadjikistan.

In Russia chi arriva come migrante economico cerca lavoro come addetto alle pulizie, in cucina, o il più delle volte in nero come scaricatore o manovale nei cantieri. Molti di loro non intendono tornare in patria, e sperano che i loro figli possano ricevere un’istruzione, trovare un lavoro qualificato e vivere dignitosamente in Russia.
A differenza dei paesi d’origine, alcuni migranti trovano qui una società più aperta, indipendente, con meno limitazioni, dove anche le donne godono di maggiori diritti. I migranti dell’Asia centrale mantengono più degli altri i legami con la patria, comunicano con i parenti usando le nuove tecnologie. Altri invece – i pochi dall’Africa o dal Medio Oriente – difficilmente potranno tornare nel paese d’origine dove le loro famiglie sono state sterminate, o la loro casa è ormai ridotta a un cumulo di macerie.

Rispetto ai cittadini russi, gli stranieri si trovano in una situazione più vulnerabile: hanno meno diritti, finiscono nei guai per i documenti non in regola, o scelgono l’illegalità per non morir di stenti nel momento in cui sanno di non poter più tornare in patria e nemmeno di ottenere un lavoro regolare in Russia.

A ciò si aggiunge lo sfruttamento di aziende che “assumono” senza documenti in regola, per turni di lavoro di 12 ore senza giorni di riposo. Del resto, gli ostacoli burocratici sono tali che alla fine si preferisce l’illegalità: se un datore di lavoro comunica agli organi di controllo di aver stipulato un contratto di lavoro con un solo giorno di ritardo, rischia una multa di centinaia di migliaia di rubli.

Dice padre Leonid: «Mi raccontano alcuni magazzinieri, che se anche c’è un attimo libero, gli proibiscono di sedersi a riposare: “Ti abbiamo dato un lavoro, dunque lavora”». Nei cantieri ingaggiano operai a giornata, a sera pagano 1500-2000 rubli (20-30 euro), qualcuno i soldi li vede solo dopo alcuni giorni. Eppure – aggiunge il sacerdote – «molte donne che vengono da noi, sedute umilmente in corridoio in attesa che i loro bambini finiscano le lezioni, hanno una formazione universitaria».

Se il migrante si ammala, cominciano i guai. Padre Leonid racconta il caso di una persona portata al pronto soccorso, “curata” con un analgesico e dimessa subito, senza ulteriori accertamenti e terapia. Una donna assistita dalla «Casa vicina», senza marito e con pochi soldi in tasca, quando le si è ammalato il figlio si è rivolta a un’organizzazione sociale che aveva a disposizione un ambulatorio medico, ma il bimbo era troppo piccolo, e le hanno consigliato di recarsi all’ospedale pediatrico Morozovskaja. Così ha speso gli ultimi soldi per arrivarci, ma si è sentita dire: Perché è venuta qui? Lei non ha l’assistenza sanitaria, lo possiamo visitare solo a pagamento.

Intanto il livello di xenofobia è cresciuto dal 54% del 2017 al 71% di quest’anno: i russi temono soprattutto zingari, cinesi, vietnamiti, stranieri dell’Asia centrale e del Caucaso.
Padre Leonid non vive sulle nuvole, è consapevole che a volte i migranti violano le norme della convivenza civile. Giovani dell’Asia centrale arrivano a Mosca e vivono in gruppi di 5-10 persone, dopo il lavoro si ritrovano a bere e a fumare, ma sono da soli in una megalopoli sconosciuta, «e in queste condizioni perdono l’orientamento etico». Il religioso aggiunge un’osservazione interessante: «Allo stesso modo, all’inizio del XX secolo a Mosca e nelle altre città, affluivano giovani dalla campagna per lavorare in fabbrica. Separati dalla famiglia d’origine, tra di loro si diffuse l’alcolismo, e i socialdemocratici li sfruttavano come masse di scontenti alle loro manifestazioni».

In un sondaggio dell’agosto scorso, il 72% degli intervistati era a favore della limitazione dell’immigrazione economica (+5% rispetto al 2018). Padre Leonid lo sa bene, per questo cerca di prevenire i dubbi e le domande dei parrocchiani. Le lezioni per i bambini dei migranti si svolgono nell’edificio della scuola pubblica, a una decina di minuti a piedi dalla chiesa. «Spieghiamo ai genitori degli altri alunni perché a scuola studiano i figli degli stranieri. Diciamo che i cristiani devono aiutare tutti, indipendentemente dal colore della pelle e della nazionalità (…). Il Signore ha detto “Ama il tuo prossimo”, senza specificare se bianco, russo, o bielorusso!».

È pericoloso – aggiunge Leonid – quando la società, lo Stato fingono che non ci sia il problema e non si occupano dei migranti: se chi arriva non riceve assistenza nelle situazioni difficili, si ritroverà ai margini o finirà nel ghetto. «Credo che si debbano sviluppare iniziative che facciano da “cuscinetto sociale” per questa gente, in modo che, se uno a Mosca si ammala e automaticamente perde il lavoro, vi sia un’assistenza e un meccanismo preciso che gli consenta di ottenere aiuto, per tornare in patria o per ristabilirsi e condurre una vita normale qui». La prima cosa necessaria è dare ai migranti un’informazione legale attendibile, per evitare che incappino nei truffatori. Vi sono già alcune organizzazioni che operano in tal senso, sia a Mosca sia nelle altre grandi città. In secondo luogo è indispensabile che trovino un lavoro regolare, se hanno famiglia che i figli frequentino la scuola o l’asilo, e infine l’assistenza sanitaria.

La causa principale dell’ostilità verso i migranti è la paura del diverso. Secondo padre Leonid, questo è un problema che andrebbe affrontato non tanto psicologicamente, quanto dal punto di vista religioso: «Quando sento espressioni sprezzanti contro le popolazioni ex-sovietiche, anche questo rientra nell’ambito della pastorale. Nel momento in cui una persona cambia la propria visione del mondo assumendo quella cristiana, e non a parole ma col cuore, cambia anche il suo atteggiamento verso l’altro».