«Il regime si vendica di Chen Guangcheng»: perseguitato e poi condannato a tre anni il nipote

 Chen Kegui, nipote dell’attivista cieco Chen Guangcheng che ha denunciato in tutto il mondo lo scandalo degli aborti e sterilizzazioni forzate in Cina, è stato condannato oggi a tre anni e tre mesi di prigione per aver ferito con un coltello agenti del governo comunista cinese. Quello che il tribunale ha condannato come “assalto” è avvenuto lo scorso 26 aprile: quando gli agenti hanno fatto irruzione in casa sua sfondando la porta e spaccando i mobili per ottenere informazioni sulla fuga dello zio e attivista Chen Guangcheng, Kegui si è difeso con un coltello e ha ferito un agente. Chen Guangcheng per aver difeso le vittime degli aborti forzati è stato rinchiuso in prigione per più di quattro anni ed è stato segregato in casa e pestato a sangue per oltre due anni fino a quando non è riuscito a raggiungere l’ambasciata americana e a rifugiarsi negli Stati Uniti.

«VENDETTA DEL GOVERNO CINESE». Il padre di Chen Kegui, Chen Guangfu, a suo tempo torturato dal regime, è stato avvisato solo nella tarda mattinata di oggi che il processo sarebbe cominciato alle 2 del pomeriggio. I funzionari comunisti hanno impedito a lui e alla sua famiglia di assistere in aula. I familiari hanno cercato di pagare un avvocato per difendere Kegui, ma sono stati bloccati dal tribunale che ha deciso di assegnarne uno di ufficio. «Mio figlio è innocente – ha dichiarato Guangfu – tre anni e tre mesi sono troppi per lui. Questa è solo una vendetta del governo per la fuga di Chen Guangcheng. Condannano mio figlio per colpire mio fratello».

«LAVAGGIO DEL CERVELLO». Chen Guangcheng ha sempre detto di temere che il partito comunista cinese volesse fargliela pagare attaccando i suoi familiari rimasti in Cina. Pechino, dopo avere approvato il periodo di riposo di Guangcheng negli Usa, a suo tempo aveva promesso che non ci sarebbe stata nessuna vendetta. Chen Kegui si trova invece in prigione già da sette mesi, arrestato inizialmente per tentato omicidio, in ottobre le accuse contro di lui sono state derubricate. Secondo quanto dichiarato dal famoso attivista cinese Hu Jia al Washington Post, «Chen Kegui avrebbe detto durante il processo che non ricorrerà in appello. Se è vero, è sorprendente. Nessuna persona normale avrebbe potuto dire una cosa del genere. È chiaro che o gli hanno fatto il lavaggio del cervello oppure gli hanno fatto pressioni enormi».

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