Il nostro bisogno di compagnia dal battesimo all’estrema unzione

Un funerale e un battesimo, per me è cominciato così il nuovo anno. Prima ho abbracciato la mia migliore amica che ha dato l’ultimo saluto a suo nonno Remo, poi ho abbracciato mia cognata che ha accompagnato al fonte battesimale la piccola Irene. Nonno Remo ne ha viste di cose, sempre portando in tasca una preghiera al Risorto; la piccola Irene ne vedrà di cose, per ora si aggrappa a papà e mamma, che l’hanno voluta bagnare con l’acqua che lava la ferita del male.

Inizia un nuovo anno e la gente è già indaffarata tra lutti e nascite; eppure alcuni amici hanno condiviso su Facebook la frase «felici coloro che non si aspettano nulla, perché non saranno delusi». Chi dice così, è stato ferito nelle sue grandi attese e pensa sia meglio non aspettarsi più nulla, per non soffrire. Impossibile. Un cuore che batte non smetterà mai di aspettarsi qualcosa; e poi, il nulla è incompatibile con la realtà. In questa decina di giorni del nuovo anno trabocchiamo già di novità. Forse non sono le cose che ci aspettavamo, magari è proprio ciò che non volevamo; eppure non è nulla. È l’opposto del nulla. «I veri problemi saranno quelli che ti prendono di sorpresa, alle quattro di un tranquillo martedì pomeriggio», ha scritto il deejay Linus per raccontare cosa è successo a suo figlio, ricoverato dopo un brutto incidente domestico. È impossibile aspettarsi il nulla; è misterioso essere consapevoli di doversi aspettare tutto, anche il peggio.

Pensavo questo, nei giorni in cui abbiamo visto Parigi in preda al terrore e poi è arrivata anche la notizia delle stragi di Boko Haram in Nigeria. Il fondamentalismo islamico ha fatto vittime a Parigi, e molte di più in Nigeria. Eppure dai salotti televisivi e su certi blasonati quotidiani, la stessa litania: non scomodiamo l’islam, piuttosto condanniamo tutte le religioni. A poche ore dai fatti di Parigi, l’algido e forbito Corrado Augias ha dichiarato: «L’Islam è una religione aggressiva, ma in senso buono»; a poche ore dai fatti di Parigi, l’esponente del Pd Lia Quartapelle ci ha tenuto a dire che anche in nome del cristianesimo c’è chi uccide, come nel caso del folle norvegese Breivik. Un’annebbiata ignavia a cui dare il sontuoso nome di tolleranza: ecco cosa basta all’intellettualismo da salotto.

Mi ritrovo di più nelle acute intuizioni del signor Chesterton, capace di innestare una vera comprensione dell’altro a partire da ciò che ci distingue. Dell’islam lui disse che manca dei Sacramenti, manca cioè della compagnia di Dio nel cammino terreno dell’uomo; e perciò aggiunse che non è tanto una religione con un solo Dio, ma con un Dio solo, cioè solitario, come lo fu Maometto nel deserto. È una fede altrettanto solitaria per i suoi fedeli, ai quali occorre un’apocalisse continua, una rivoluzione continua, per colmare questa distanza con Dio.

Non so cosa accadrà in quest’anno cominciato così tragicamente; so di potermi aspettare fandonie dagli intellettuali e miracoli dalla gente comune. So che nel vivo della realtà, lì dove l’opposto del nulla continuerà a prenderci di sorpresa, ci saremo noi. Proprio lì, in mezzo a gente di ogni tipo, noi continueremo a testimoniare il bisogno che la solitudine sia vinta, scandendo il tempo di vita coi segni della compagnia del Dio-con-noi, dal battesimo all’estrema unzione.

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