Il Movimento 5 Stelle non è solo protesta. Dietro c’è un’ideologia: la Teoria della decrescita

Abbiamo sbagliato (quasi) tutte le previsioni. Non per niente studiamo alle serali.
Così, con maggiore umiltà del solito, proponiamo qualche pensiero.
Ha vinto il Movimento 5 stelle.
Puro voto di protesta?
Se così fosse, eliminando i motivi della protesta – amoralità della politica, corruttela, inefficienza dello Stato, burocrazia eccessiva, ecc – il Movimento diverrebbe una forza politica residuale.
Altre esplosioni protestatarie elettorali, dall’Uomo Qualunque alla prima Lega Lombarda, le abbiamo già viste e il sistema le ha riassorbite. Potrebbe succedere anche ora.

A noi pare, tuttavia, che dietro al Movimento 5 stelle non ci sia solo protesta senza proposta – come solitamente si dice.
Oltre lo show abbiamo l’impressione che faccia capolino un’ideologia, con un nome preciso: Teoria della decrescita.
Capitalismo più o meno liberale e socialismo produttivista sono semplicemente due declinazioni di un unico progetto di società della crescita fondata sullo sviluppo delle forze produttive che dovrebbero favorire la marcia dell’umanità verso il progresso… In pratica bisogna distruggere la società industriale.”
E qui capiamo la non possibilità di trattativa con Pd o Pdl, se a questo alludeva Grillo quando, chiudendo a Roma la campagna elettorale, affermava: “L’abbiamo trovata questa via e ci porta verso il futuro, un futuro forse più povero, ma vero, concreto, solidale e felice. C’è una nuova Italia che ci aspetta, sarà bellissimo farne parte”.
Questo può diventare programma di governo?
Sì.

Alcuni accenni.
1° Educazione – “Il desiderio di felicità si smarrisce a causa della confusione tra bisogno e volontà e questo smarrimento è prodotto e mantenuto dal sistema attraverso le sollecitazioni della pubblicità e il marketing. Allora qui si pone la questione di decolonizzare l’immaginario, cioè occorre la riscoperta del buonsenso, “senso comune” o “lavoro su di sé”. Il senso comune è soprattutto la consapevolezza di ciascuno della propria umanità o del proprio essere uno dei membri dell’unica comunità degli esseri viventi. Questa idea di comunità appartiene alla sfera della morale, e in questo senso rappresenta un impegno e una regola della volontà. Il senso comune è dunque il frutto della volontà o della ragion pratica” .
2° Lavoro – Da quanto citato sopra sorge un’ indicazione pratica: “Diminuire il tempo di lavoro contribuisce a togliere dal nostro immaginario lo spettro dell’avere per stare meglio. La società della decrescita decolonizza l’immaginario, ma la decolonizzazione che produce è la prima condizione per la costruzione di questa società”.
Ridurre l’orario di lavoro permette una prima forma di protezione contro la flessibilità e la precarietà. Concetti già sentiti, mai realizzati; ma l’idea che ci sta dietro non è morta.
3 ° Reddito di cittadinanza – “Scindere il reddito dall’obbligo di lavoro. Nello stesso tempo, oltre al reddito minimo di cittadinanza bisognerebbe introdurre il reddito massimo consentito. Questa misura avrebbe l’obiettivo di introdurre simbolicamente e concretamente, all’interno di una democrazia restaurata, i necessari limiti all’hybris (dismisura)”.
4° Bioregione – “La democratizzazione si realizzerà molto probabilmente nella dimensione locale. La rivitalizzazione della democrazia locale rappresenta un aspetto della decrescita serena. La bioregione è una regione naturale in cui i greggi, le piante, gli animali, le acque e gli uomini formino un insieme unico armonioso… Bisognerebbe giungere ad un mito che consenta la repubblica universale senza implicare né governo, né controllo, né polizia mondiale”.

Naturalmente il tema è più complesso, ma occorrerà fare i conti con uno shock culturale (più che elettorale).
Da questo punto di vista, la parola sobrietà, che riecheggia in non pochi ambiti cattolici, è da capire bene.
Certo è, secondo noi, che dall’hybris dell’onnipotenza si rischia di cadere nell’hybris della misura.
Da tutto è politica siamo passati a tutto è etica? E quale etica poi?

I virgolettati sono tratti dal libro di Serge Latouche – La scommessa della decrescita- Feltrinelli 1a ed.2007

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