Il mondo ordinario di Warhol ed Haring

Potrebbe sembrare a prima vista un accoppiamento banale quello proposto dalla mostra Andy Warhol, Pietro Psaier and the Factory artworks / Keith Haring, Paolo Buggiani and the Subway drawings, che mette insieme i due grandi protagonisti della cultura pop americana: Warhol, simbolo dell’artista che dissacra l’arte e la trasforma in un oggetto di consumo della vita quotidiana, ed Haring, colui che si è servito dei suoi graffiti per invadere gli spazi urbani che quotidianamente consumiamo. La parola consumo fa ovviamente da collante tra i due artisti che hanno vissuto e sperimentato con l’ordinario un’arte straordinaria, fatta di tutti gli oggetti che sono entrati naturalmente nel nostro patrimonio “vissuto” dei nostri giorni. Ma questa retrospettiva aperta fino al 4 novembre 2012 nei Musei della Maremma (prima tappa alla Pinacoteca Civica di Follonica fino al 29 luglio) racconta ben altre curiosità, oltre alla nobilitazione di una scatola di zuppa.

La differenza la fanno la presenza delle opere di Pietro Psaier, pittore italiano che collaborò con il padre delle serigrafie – che a quanto pare amava prendersi tutti i meriti- nella sua Factory newyorchese, e una serie di subway drawings che Keith Haring realizzò clandestinamente nelle stazioni della metropolitana di New York quando non era ancora famoso che sono stati recuperati da Paolo Buggiani, artista seguace di quella street art che dichiarava sui muri <<Questa è arte fatta in segreto per la gente. E’ arte che si suppone non debba esistere. E’ arte su soggetti seri messa dove tutti possano vederla. E’ un’arte estremamente bella per mostrare quante buone potrebbero essere le cose>>.

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