Il mondo elettrico di Dennis Oppenheim

Cinque ferri da stiro capovolti e fissati su una lastra di acciaio, simbolo della terra emana calore, sono il suolo inaspettato su cui poggiano delle piantine grasse: ecco come si scatena la visionaria fantasia di Dennis Oppenheim, artista poliedrico, pilastro dell’arte concettuale nordamericana e iniziatore della Land e Body art, scomparso lo scorso anno nella sua città d’adozione, New York. A lui Merano Arte dedica, dal prossimo 19 maggio, la retrospettiva Electric City, il cui titolo riprende il nome della sua città natale che sembra aver prefigurato la sua attività.

Sono infatti contenitori evocatori di forza, energia e movimento le opere piccole e grandi – case capovolte, macchine, oggetti d’uso quotidiano, alberi e metalli  – su cui l’artista inietta un prepotente flusso vitale. Visibili fino al 9 settembre 2012, le nove sculture-installazioni in mostra – realizzate da Oppenheim tra la metà degli anni Ottanta e la fine del decennio successivo e legate dall’idea di una continua metamorfosi delle forme – raccontano di un universo solo all’apparenza paradossale, che ha permesso a un genio dell’ironia e della creatività di seguire senza limiti la propria ricerca espressiva.

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