Il miracolo dello scoccare della fotografia negli scatti di Franco Vimercati

Concettuale e minimalista Franco Vimercati scelse di focalizzarsi in maniera contemplativa su un unico oggetto, lasciando perdere l’azione, e sfaccettandolo attraverso la fotografia in un multiplo seriale. Formatosi a Brera e scomparso nel 2001, questo artista milanese classe 1940, ha respirato a pieni polmoni l’atmosfera meneghina degli anni Sessanta, che girava attorno alle gallerie d’arte e al mitico Bar Jamaica, e scegliendo, una volta conosciuti i lavori fotografici di Diane Arbus, Lee Friedlander, Robert Frank e August Sander, la fotografia come principale mezzo di espressione. Ma non era un uomo mondano, tutt’altro. Agli stimoli esterni contrappone il microcosmo della propria casa, dove opera concentrandosi sui diversi oggetti del quotidiano che lo circondano: dai piccoli vasi al bicchiere del ferro da stiro, dalla grattugia al bricco del latte. «Si tratta del piacere di lavorare senza essere disturbato dal soggetto – affermava – A me interessava che scoccasse la fotografia, non mi interessava leggere l’oggetto, ma assistere ogni volta a questo miracolo».


E questo miracolo è destinato a ripetersi
ancora oggi davanti i nostri occhi. Dal prossimo 1 settembre, infatti, il Palazzo Fortuny di Venezia ospiterà, fino al 19 novembre 2012, la più esaustiva personale dedicata a questo artista intitolata Tutte le cose emergono dal nulla. Si potranno così vedere da vicino le sue immagini rovesciate – così come sono realmente viste dalla macchina fotografica -, le immagini sfuocate, quelle sovrapposte, il ciclo delle terrine di porcellana e tanti altri lavori di un artista che attraverso la fotografia ha voluto varcare una soglia che porta ai sentimenti più profondi e che di se stesso diceva «io sono la lastra, ho bisogno di poca luce, di un sospiro».

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •