Il latino e twitter. L’ultima intuizione moderna del Papa eroe: la Pontificia Accademia di Latinità

Mi sono spesso chiesto se si renda conto, il mio eroe tedesco, di fornire sempre dei comodi appigli alle diffuse etichette che gli hanno appiccicato: quella di “vecchio professore severo”, “teologo non connesso con la realtà”, “pontefice che non è, e non sarà mai, come Giovanni Paolo II”. Nel tempo ho maturato una risposta. La risposta è “sì, se ne rende conto perfettamente”. Gli eroi coraggiosi, infatti, sono dotati di una risorsa che li rende disposti ad andare avanti anche quando le loro azioni hanno un costo: è la certezza di quello che fanno. Lui è fatto così.

L’altro ieri, per esempio, ne ha fatta un’altra delle sue: una Lettera Apostolica “Motu proprio” per l’Istituzione di una nuova Pontificia Accademia. Per la crisi? Per l’evangelizzazione? No, per la Latinità! Ho fatto un balzo quando l’ho letto. Dovete capirmi, venivo fuori da un paio di conversazioni con docenti di latino scoraggiati e convinti essi stessi dell’inutilità del loro insegnamento.

E che respiro, allora, scoprire che se ne accorge lui, ricordando a tutti che la liturgia, nata con il latino, non può essere colta se non in una piena immedesimazione con quella lingua. E con lei la Teologia, la Patristica, il Diritto Canonico. Parla di “generalizzato affievolimento degli studi umanistici”. E’ il suo modo dire che il latino, per seminaristi e sacerdoti, è quasi arabo.

Il papa arretrato, state però attenti, fa sempre le cose in modo nuovo. E infatti si è spinto a proporre una didattica adeguata al nuovo contesto, con riferimento implicito al metodo “natura” per l’apprendimento delle lingua antiche, il cosiddetto metodo Orberg (dal nome del professore danese che lo ha ideato), diffuso in Italia dall’Accademia Vivarium Novum. E’ un metodo più vivo di comprensione e di avvicinamento alla lingua, che molti docenti e dirigenti guardano con sospetto. Nel 90 per cento dei casi senza conoscerlo.

Diffonderlo, con buona probabilità, sarà compito dell’Accademia, che sarà presieduta dal professor Ivano Dionigi, affiancato dal salesiano don Roberto Spataro. Quest’ultimo è l’uomo giusto, se ha capito una cosa fondamentale, dichiarata sabato in un’intervista concessa al sempre puntuale Andrea Tornielli per il sito vaticaninsider della Stampa. Che è, del resto, la stessa cosa che mi sforzo di dire in giro da anni: l’unità profonda tra twitter e il latino. Cosa lega la lingua di Cicerone alle più moderne forme di comunicazione? La possibilità di dire tutto (e bene) con poco. “Chiudere l’infinito in un palmo di mano”, per dirla con William Blake. La nuova comunicazione lo richiede, il latino ne è maestro. “Se in inglese – ha spiegato Spataro – dicothe corruption of the best one is horrible, in latino, al posto delle otto inglesi, sono sufficienti tre parole: corruptio optimi pessima. Il latino è una lingua che aiuta a pensare con chiarezza, precisione e sobrietà”.

E allora viva il latino, ma soprattutto viva il Papa. Non tutti gli eroi ottengono subito il dovuto riconoscimento. Alcuni, per esempio, sono destinati a passare per arretrati e conservatori. Alla fine, però, tutti si accorgono che erano i più rivoluzionari.

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