Il Cristo morto di Norcia

terremoto amatrice

Rubrica tratta dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Nel video dei Vigili del Fuoco un pugno di uomini in divisa, con il casco rosso o giallo, si affaccia con cautela alla porta di una chiesa. Dentro, Santa Maria degli Angeli a Norcia è distrutta, le volte incrinate, i banchi coperti di calcinacci. Là in fondo a destra, sotto a quella mortifera coltre di polvere bianca, in una nicchia giace il Cristo morto che da secoli viene portato in processione, il Venerdì Santo, attorno alle mura della città. Un Cristo cui la gente di qui vuol bene.

Con cautela i pompieri si avvicinano, scavalcando le rovine della chiesa. Nella sua nicchia il Cristo è intatto, pallido, una mano sulla ferita del costato. Parrebbe quasi uno dei tanti, uno delle centinaia di feriti e morti dissepolti da queste case schiantate, in Centro Italia, dalla furia oscura della terra. Osservi gli uomini che sono andati a recuperarlo, come con leggerezza le loro pure massicce sagome avanzano fra le rovine; come delicatamente sollevano la portantina del Cristo e si incamminano verso l’uscita, in un gran fragore di macerie calpestate – un fragore minaccioso. E ti viene in mente: se il terremoto tornasse ora, questi uomini, mio Dio. Ma loro paiono concentrati e sereni. Le inflessioni dialettali si incrociano: «Va’ pian», fa uno, con dolce cadenza veneta, l’altro replica con fiero accento umbro.

E ora il Cristo morto è fuori nell’aria fredda di una mattina di febbraio, tra mucchi di rovine. Qualche raro passante incrocia la comitiva, «ciao Rita», dice familiarmente un pompiere, e quella, di rimando, accennando al Cristo: «Grazie!». Nella piena luce il volto di questo Cristo antico è molto bello, quasi da ragazzo con quella giovane barba chiara e i lineamenti fini; ma così docile, in quel suo petto bianco e ferito, come di agnello offerto. Attorno, la inquadratura allargandosi, intravedi solo rovine e tracce di neve vecchia, che quando è ghiacciata e sporca dà quell’idea di abbandono, di un inverno che non debba finire. Il Cristo di Santa Maria degli Angeli sembra essere tornato alla luce dentro a un pezzo di notte del Sabato.

Lo porteranno in processione, il Venerdì Santo, attorno alle mura? Allora abbraccerà la città infranta, le sue case spezzate e silenziose, come loro muto. Il volto dolce – la barba bionda da ragazzo – esanime: morto, come tanti in queste contrade, e con loro sepolto. Nella notte di Pasqua, che sia la sua bianca carne da agnello il primo chiarore, in queste terre martoriate, di una resurrezione.

Foto Ansa

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