Il contraccettivo sottopelle che spegne la libertà. Basta un click

contraccettivo-digitale-chip-gravidanza«Qui son li frati miei che dentro ai chiostri/ fermar li piedi e tennero il cor saldo» (Paradiso, canto XXII)

Si dice “basta un click” e vuol dire: è facile. Si dice anche “in un click” e vuol dire: è veloce. Facile e veloce sono una coppia furba, come il gatto e la volpe. In loro compagnia siamo tentati di sentirci più liberi; liberi ad esempio di fare altro, se è stato più veloce del previsto riuscire a sbrigare certe commissioni; liberi di soddisfare curiosità su oggetti ed esperienze, se sono facili da usare o facili da provare. Di contro, è fastidioso trovarsi la strada sbarrata, mentre si corre da un posto all’altro con la coda dell’occhio sempre fissa sull’orologio. Magari il Telepass funzionasse su ogni metaforica strada della vita e bastasse il suo «bzz bzz» per alzare tutte le sbarre in fretta, senza dover rallentare la velocità di marcia! Magari sì e magari no.

Perché, in effetti, ci sono caselli o frontiere a cui, anche se è faticoso, è bene fermarsi, fare coda e sbuffare. L’uomo non è una macchina a pulsanti, con un click lo accendi e con un altro lo spegni. L’uomo non è facile e veloce; l’uomo ha il grande vantaggio di poter essere complesso e lento, per essere libero. Eppure, gli si para davanti sempre qualche nuova accoppiata di gatto e volpe a blandirlo. I giornali hanno divulgato la notizia di un progetto innovativo sviluppato dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology e sostenuto da Bill Gates: si tratta di un contraccettivo digitale sottocutaneo, un minuscolo microchip computerizzato controllato da un telecomando. L’apparecchio rilascia una piccola dose di levonorgestrel, un ormone già usato come principio attivo nella pillola del giorno dopo, e che può durare fino a 16 anni. Sarà sul mercato nel 2018; per ora lo slogan è: per una donna decidere se, e quando, avere un figlio, diventa facile come guardare la tv; basta un click.

Non mi soffermo sul contraccettivo, perché l’insidia che scorgo è a monte e riguarda la persona, la sacralità della sua libertà. E qui mi sembra che con un click la si schiacci, o meglio si tenti – facilmente e velocemente – di anestetizzarla. Libertà significa libero arbitrio, un’adesione vigile e consapevole. Curioso, invece, che le obiezioni sorte in merito a questo prodotto siano sì inerenti la libertà, ma a una visione più epidermica della libertà. Da una parte, c’è chi storce il naso perché ipotizza che con la scusa della contraccezione questo microchip sia un modo per controllare le persone, dall’altra c’è chi suppone che il telecomando possa essere azionato di nascosto da qualcuno che non è la donna che “indossa” il microchip, forzandola così a inconsapevoli e clamorose scelte. Non dubito che siano preoccupazioni legittime, ma a me preoccupa di più la sottile-impercettibile-sottocutanea anestesia del libero arbitrio, quando scelte rilevanti diventano facili, veloci e quasi invisibili.

Un gesto, per essere libero davvero, richiede che la volontà si esprima in pienezza di coscienza, e sì, molto spesso questo richiede il tempo di fermarsi a guardare ciò che si fa. Perciò io sono tra quelli che non si crucciano, vedendo sfrecciare il gatto e la volpe col Telepass; mi metto in coda e pago il pedaggio a mano… a quell’instancabile rompiscatole del grillo parlante.

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