Il cabaret di Marino da Fazio e Gramellini (che avrebbero potuto fargli qualche sorriso in meno e qualche domanda in più)

E poi i miei amici e colleghi mi chiedono preoccupati: «Ma perché un numero crescente di cattolici simpatizzano per Putin? Come si può simpatizzare per un leader autoritario?». Forse perché la nostra democrazia assomiglia sempre meno a una democrazia? Forse perché, solo per dirne una, i mezzi d’informazione del servizio pubblico sono ridotti a cassa di risonanza della propaganda liberal e Lgbt? E i cattolici si sentono cornuti e mazziati? Pagano il canone più le altre tasse da cui vengono prelevate risorse per il sistema dell’informazione, e in cambio si ritrovano solo propaganda unilaterale, censura delle posizioni discordanti, sostituzione del dibattito serio col cabaret di Che tempo che fa e la goliardia de La Zanzara? Cabaret e goliardia sempre rigorosamente a senso unico: le posizioni progressiste sono accolte con ammiccamenti e inchini, quelle di chi si oppone giudicandole in realtà regressioni vengono commentate con smorfie e sberleffi.

L’altro ieri mi è capitato –increscioso incidente – di assistere a cinque minuti di Che tempo che fa, la trasmissione di Fabio Fazio e Massimo Gramellini, proprio quando si collegavano con un raggiante Ignazio Marino, il medico diventato sindaco di Roma. Quel che in Campidoglio ha fatto sabato scorso Marino, pessimo sindaco dell’Urbe, per distrarre l’attenzione dal suo malgoverno e per preparare il suo rientro nella politica nazionale, tutti lo sanno. Ha strumentalizzato la responsabilità amministrativa a cui i romani lo hanno –peggio per loro – chiamato e mancato di rispetto alle istituzioni per coltivare il proprio vantaggio personale. Si direbbe che non è la prima volta.

Uno così, andrebbe messo sulla graticola ogni volta che va in tivù e si trova davanti un giornalista. Invece il duo Fazio&Gramellini si è esibito in una serie di sorrisini e ammiccamenti all’interessato più eloquenti di un’aperta dichiarazione di sostegno. Il giornalista torinese non ha illustrato le critiche alla decisione illegale di Marino di trascrivere negli stati civili dell’anagrafe del Comune di Roma matrimoni fra persone dello stesso sesso contratti all’estero, ma li ha riassunti sotto forma di attacchi personali e contumelie rivolte al sindaco. Quindi gli ha fatto questa severissima domanda: «Ma quello che lei ha fatto è davvero illegale?». Al che il sindaco ha mostrato un largo sorriso e ha risposto «No, perché ce lo chiede l’Europa!». Una risposta senza senso, perché l’Italia è ancora, forse per poco, dotata di sovranità e perché le competenze dei Comuni non si estendono – e ci mancherebbe – alla legislazione matrimoniale o paramatrimoniale.

Ma dall’altra parte non c’erano due giornalisti pronti alla follow-question, bensì due scendiletto che hanno semplicemente contraccambiato il sorriso di Marino coi loro sorrisi estasiati. Così il sindaco si è sentito autorizzato a tenere una breve omelia sul fatto che in Campidoglio ha fatto la sua apparizione l’amore, che nelle sue molteplici forme non può essere contrastato da nessuno; e che tutto ciò che s’è visto – compresi i bambini figli delle coppie, concepiti attraverso qualche diavoleria biotecnologica -, è semplicemente realtà, e contro la realtà è inutile opporsi. Nessuno in studio, naturalmente, gli ha ricordato a quali sciagure storiche abbia condotto l’applicazione del principio hegeliano che tutto ciò che è reale è anche razionale. E nessuno lo ha invitato ad essere più coerente con le sue premesse: se la condizione necessaria e sufficiente per contrarre matrimonio è l’amore fra i soggetti, perché Marino non trascrive anche i matrimoni poligami (ce ne sono certamente anche a Roma, fra gli immigrati), i poliamori (rapporti affettivi e sessuali fra tre o più persone) e le relazioni incestuose? Se il criterio che fa premio su tutto è l’amore, se c’è il consenso degli interessati, perché no? Le ragioni razionali del “no” Marino e i suoi due supporter Rai non le posseggono, trincerati nel sentimentalismo e nell’ideologia dell’egualitarismo radicale, intento a cancellare gerarchie e differenze.

Non sono ragioni confessionali. Sono ragioni che l’antropologia, la psicanalisi, la psichiatria pediatrica, l’etica universale, offrono a piene mani. Il compito del sistema dei media nei paesi occidentali da anni è esattamente quello di impedire a queste ragioni di presentarsi nella pubblica agorà, di essere discusse e approfondite. Tutto deve rimanere al livello superficiale, tutto deve essere sprofondato nella melassa sentimentale e nei sussulti di indignazione per i diritti – presunti, mai dimostrati – violati. E nella manipolazione. La mattina del 20 ottobre il giornale radio del Gr2 ha dato notizia delle polemiche attorno all’iniziativa di Ignazio Marino, e ha concluso il servizio suggerendo che le parole di papa Francesco nella sua omelia per la beatificazione di Paolo VI, quando ha detto che «Dio non ha paura delle novità», rappresentano lo sdoganamento delle unioni di fatto da parte della Chiesa! La Stampa di Torino, che è il giornale su cui scrive Massimo Gramellini, ha avuto la spudoratezza di intitolare il pezzo sulla beatificazione di Paolo VI: «Paolo VI è beato, l’omelia di Papa Francesco: “Adattò la Chiesa ai mutamenti della società”». Il papa dell’Humanae Vitae, l’enciclica più controcorrente che si ricordi a memoria d’uomo!

L’unico soprassalto ipoteticamente razionale nel corso del collegamento di Che tempo che fa con Ignazio Marino l’ha avuto Fabio Fazio che a un certo punto ha detto: «Ognuno la può pensare come vuole, ma c’è una cosa su cui dobbiamo essere tutti d’accordo: i diritti non possono fermarsi alle frontiere!». E s’è agitato sulla sedia come se avesse trovato la soluzione al problema del calcolo del pi greco. Nessuno gli ha spiegato che 1) esistono le sovranità nazionali, gli stati decidono autonomamente in materia di diritti; 2) il problema è proprio stabilire che cosa è diritto, e che cosa invece è semplicemente desiderio o capriccio che la società non è tenuta a soddisfare. Ha scritto Pascal: «Nulla si vede di giusto o di ingiusto che non muti col mutare di clima. Tre gradi di latitudine sovvertono tutta la giurisprudenza; un meridiano decide della verità; nel giro di pochi anni le leggi fondamentali cambiano; il diritto ha le sue epoche; l’entrata di Saturno nel Leone segna l’origine di questo o quel crimine. Singolare giustizia che ha come confine un fiume! Verità di qua dei Pirenei, errore di là».

Capisco che probabilmente Fazio confonderebbe Pascal con la Pascale, ma quello che il filosofo e matematico francese ha scritto nei suoi Pensieri 350 anni fa resta verissimo. Infatti in Europa si va in galera se si dice qualcosa di non gradito circa l’omosessualità, in Africa invece ci si va se si dice qualcosa a favore. In Europa ridurre qualcuno in schiavitù è un reato, mentre nei territori del Califfato è legale ridurre in schiavitù gli infedeli, e segnatamente le donne di religione yazida. Più della metà degli abitanti del mondo vivono in stati dove vige la pena di morte, un po’ meno della metà in paesi dove è stata abrogata.

Per dire queste bischerate e per condurre la trasmissione con l’equilibrio che li contraddistingue, Fazio&Gramellini beccano un sacco di soldi. Questo fa incavolare un po’ di gente, che finisce per sbottare: «Meriterebbero di vedersela con Putin, meriterebbero di vedersela col Califfo». È la tipica reazione di chi è stato ridotto all’impotenza, alla subalternità, colpevolizzato e costretto a tacere o a parlare soltanto come ordinano dall’alto. Non è ingenua ammirazione, è semplice esasperazione. Come quella degli italiani poveri degli anni Cinquanta che sbottavano “Ha da venì Baffone!”.

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