L’ideale cristiano non è la brava persona di successo, ma il santo

Caravaggio, Vocazione di san Matteo (particolare di Cristo e san Pietro)
Caravaggio, Vocazione di san Matteo (part.)

Noi viviamo in una società che non si può più dire cristiana se non per un’eredità culturale. Il clima generale induce ognuno a vivere in una prospettiva legata a faccende terrene. Il meglio che un giovane si può augurare è trovare una buona e bella moglie e fare un lavoro redditizio. Se può fare una bella carriera tanto meglio, e forse arriva a capire anche che un ruolo di leader comporta anche un’umanità sufficiente per comprendere gli altri.

Successo e ricchezza sono l’obbiettivo anche se si sa, ma si evita di pensarlo, che a un certo punto i malanni e la morte verranno a disturbare il bel progetto. Questa prospettiva è povera e non è cristiana, eppure ce la troviamo dentro ispirata da social media, giornali, tv e cultura generale.

Un laico cristiano è chiamato sì a essere un buon marito e un lodevole professionista, ma l’asse della sua vocazione è identificarsi con Gesù. Il cristiano pensa come pensava Gesù, più o meno con tante ammaccature, ma la sua chiamata è quella: l’identificazione con Cristo. La sua condizione laicale lo chiama ad essere esemplare in tutto: matrimonio, professione, amicizie, vacanze… ma l’intenzione centrale è essere santo e apostolico attraverso le faccende della vita.

Non ha senso accettare il modello della brava persona che aggiunge alla propria condizione momenti di preghiera e di generosità con Dio. Questo cristianesimo sovrapposto a uno stile di vita pagano non funziona, eppure è diffuso fra i tanti che ancora si dicono cristiani.

Nossignore. Occorre capire che essere cristiani è una chiamata a imitare Gesù. Lo scopo della mia vita non è il successo ma l’amore: amore di Dio e del prossimo. Sono qui per diffondere il Vangelo che tento io di vivere per primo. Valorizzare la condizione laicale non significa appiattirsi sulla mentalità mondana condita con qualche pensiero spirituale. Essere laici cristiani significa seguire Gesù percorrendo con gioia e dedizione i percorsi professionali, familiari, eccetera.

La morte non è un disastro improvviso: è l’inizio di una nuova vita. I dolori e le contraddizioni sono parte della strada che ha percorso Gesù. Il tesoro incredibile della Santa Messa è il centro della vita interiore: mangiamo Gesù. La lettura del Vangelo, ogni giorno anche se brevemente, è il sale della vita. E tutte le altre pratiche cristiane si incastonano come pietre preziose in questo percorso. Il colloquio interiore con Dio è costante.

Oggi non c’è bisogno di brava gente, ci vogliono i santi. I santi della porta accanto.

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