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Bambini in Cina presi a calci e schiaffi dalle maestre? Certo, sono illegali VIDEO

ottobre 30, 2012 Leone Grotti

Negli ultimi giorni ha fatto scalpore la pubblicazione in serie di foto e video cinesi in cui maestre d’asilo maltrattano bambini, prendendoli a calci e schiaffi. Le immagini diffuse hanno ovviamente destato lo sdegno delle persone ma non è un caso se certe violenze avvengono proprio in Cina.

LA BAMBINA PRESA A SCHIAFFI. Il caso che ha fatto più clamore è stato quello di Taiyuan, capitale della provincia dello Shanxi, dove una maestra ha preso a schiaffi in pochi minuti una bambina di cinque anni per più di 70 volte. La maestra lavorava all’asilo illegale Blue Sky Mengtesuoli. Poi sono circolate foto di un’altra scuola dove i bambini venivano sottoposti a diversi abusi, come essere sollevati per le orecchie da terra (foto in basso a sinistra). È importante ricordare che sia il video che le foto sono stati diffusi su internet dai responsabili delle violenze, spesso con commenti del tipo: «Ecco una foto divertente».

IL DRAMMA DEI MIGRANTI. Casi come questi sono molto diffusi in Cina per tre motivi (senza contare le responsabilità personali e l’alta competitività del sistema educativo cinese): il dramma dei migranti, la mancanza di leggi a tutela dei bambini e il costo eccessivo da pagare per registrare ufficialmente una struttura educativa. L’asilo Mengtesuoli, come detto, era illegale ed è proprio in queste strutture che vengono accolti i figli dei migranti. Si definiscono così le migliaia e migliaia di lavoratori che dalle campagne si spostano nelle città per trovare lavoro, famiglie intere che arrivano in città per lavorare in fabbrica e non riescono, o perché non vogliono o perché non hanno i requisiti, ad ottenere la residenza. In Cina, infatti, non esiste il domicilio e se le famiglie lasciano nel paese d’origine qualche parente non cercano di prendere la residenza nella città dove lavorano per non lasciare i parenti a casa senza diritti. Si formano così, alla periferia delle maggiori città cinesi, quartieri immensi di persone che, formalmente, non esistono e non hanno alcun diritto. Questo facilita il loro sfruttamento al lavoro, non possono infatti firmare contratti legali, e i loro figli non possono accedere alle strutture educative pubbliche che, del resto, non potrebbero ospitarli perché già piene, dal momento che nel novero dei bambini che abitano in una città non vengono contemplati quelli dei migranti.

ASILI ILLEGALI. Per questo motivo spuntano come funghi strutture illegali, che non non si registrano ufficialmente a causa del costo elevatissimo dei permessi, difficili da ottenere. Asili e scuole illegali sono spesso gestite da personale non qualificato e sottopagato: anche per questo gli ufficiali rendono difficile la registrazione, per evitare responsabilità quando avvengono abusi come quello di Taiyuan. Le strutture dunque sono illegali, il personale è illegale e persino i bambini che le frequentano sono formalmente illegali.

BUCHI NELLA LEGGE. Il terzo problema, infine, riguarda la legge cinese che non tutela a sufficienza i bambini. In uno dei casi più eclatanti del passato, quello in cui un maestro aveva marchiato a fuoco sette bambini nella provincia di Jiangsu, il responsabile è stato sospeso per appena 10 giorni e costretto a pagare una multa ridicola di 500 yuan (61 euro circa). La maestra dell’asilo di Taiyuan è stata denunciata per “disturbo dell’ordine sociale”. Secondo Ding Jinkun, avvocato di Shanghai, si usa questa formula perché manca una legge che riguardi il maltrattamento dei minori in Cina e anche per questo auspica che il Partito comunista «discuta modifiche alla legge per tutelare i bambini che subiscono abusi da membri estranei alla famiglia».

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