I segni primordiali dei graffiti

A pochi passi dal Colosseo, alla Galleria Monty&Co di Roma si celebra l’arte dei graffiti. Alcuni artisti contemporanei svelano, attraverso le loro creazioni, quella ricerca del senso primordiale radicato nell’uomo che trova luogo fertile nell’arte dei segni.

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Graffiti è il consueto appuntamento della Galleria Monty&Co di Roma che, fino all’11 febbraio, mette in mostra una serie di opere di artisti accomunati dalla medesima passione per il segno come strumento privilegiato per la rappresentazione dell’oggetto/soggetto percepito dai nostri occhi. La fascinazione del graffito è legata senza alcun dubbio al suo connubio con la scrittura (pittogramma) e con l’emissione del suono: è proprio l’atto di pronunciare un suono la sintesi del primo sistema codificato e organico di comunicazione non verbale, quello che costituisce il grado zero della pittura e della scrittura. Il graffito si pone infatti al limite figurativo, tende all’astratto, alla non forma, ma non la abbraccia completamente.


Artisti come Roberta Brandi, Elisa Cordovana, Roberto Garbarino, Marialaura Neri, Barbara Peonia e Valerija Stojakovik hanno scelto di dedicarsi al graffito per trasmettere una forma d’arte spontanea e priva di sovrastrutture, un’arte che rappresenti l’espressione pura dell'”Io sono”. Con le loro creazioni che rimandano alla filosofia zen pongono lo spettatore di fronte alle forze primigenie della natura nascoste nell’impulso spontaneo di dare vita attraverso l’arte, intesa come via, come percorso, e ci spingono ad addentrarci gradualmente nella profondità degli impulsi umani primitivi, come la caccia, la nascita, la creazione del sé.

 

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