I Lincei al Corriere: opposizione mediatica agli Ogm è sbagliata e danneggia l’economia. Anche quella italiana

Con Expo 2015 l’Italia affronta il palcoscenico mondiale con un approccio preoccupante: c’è il rischio che l’evento non solo sia ostile alla tecnologia Ogm, ma che consideri superflua l’innovazione in agricoltura. Trascurare gli Ogm significa non comprendere il futuro della alimentazione e ignorare i mercati mondiali dai quali importiamo il 30 per cento delle proteine e calorie che consumiamo. Nel mondo, le coltivazioni Ogm sono in crescita, e gli Ogm sono già tra noi: l’80 per cento del cotone, che utilizziamo per la moda “made in Italy” ma anche negli ospedali per bende e garze, derivate da varietà Ogm.

Conviene davvero organizzare un’Expo che ignori una tecnologia adottata da tutti i Paesi in cui l’economia cresce? Un recente documento del ministero delle Politiche Agricole certifica che senza mangimi Ogm sarebbe compromessa la filiera delle carni italiane. Quali alimenti “made in Italy” potremmo presentare, senza contraddirci, in un’Expo che ha bandito gli Ogm?

Esistono altri motivi di preoccupazioni, oltre alle contraddizioni legate al nostro culto del prodotto tipico: spesso, gli argomenti anti-Ogm sono antiscientifici. L’Ue ha investito 100 milioni di euro per studiare in laboratori pubblici la sicurezza degli Ogm. Il risultato sono centinaia di pubblicazioni e di documenti che certificano che gli Ogm sono sicuri per l’ambiente e per la salute. Si noti la contraddizione: è stata finanziata la migliore ricerca e se ne ignorano i risultati.

L’Europa ha oggi compreso che l’opposizione mediatica e politica agli Ogm danneggia l’economia. Al contrario, in Italia si programma un evento mondiale cercando avallo a inesattezze scientifiche, come quelle riportate anche dal Corriere. Sostenere che un’Italia Ogm-free favorisca le nostre esportazioni è una tesi non provata: i mercati di nicchia Ogm-free possono essere organizzati, come il biologico, parallelamente e nel reciproco rispetto dei due tipi di prodotto.

Proporre che l’agricoltura italiana guardi al futuro recuperando metodi e varietà di cento anni fa è utopia. Migliorare geneticamente le piante coltivate è un’esigenza a cui l’uomo ha dedicato tecnologie man mano affinatesi nel tempo. La tecnologia Ogm, che gli scriventi conoscono bene, è l’ultima aggiunta al nostro bagaglio tecnologico: oltre a contribuire a risolvere i problemi della sicurezza alimentare, questa tecnologia può ridurre notevolmente l’impatto dell’agricoltura sull’ambiente. Ignorare gli Ogm a Expo 2015 è illogico, e contribuisce alla cultura antiscientifica ormai radicata in Italia.

Lettera al Corriere della Sera degli accademici dei Lincei Roberto Bassi (Università di Verona), Paola Bonfante (Università di Torino), Paolo Costantino (Sapienza di Roma), Antonio Graniti (Università di Bari), Giovanni Martelli (Università di Bari), Giorgio Morelli (Centro di ricerca per gli alimenti e la nutrizione), Michele Morgante (Università di Udine), Francesco Salamini (Fondazione Edmund Mach), 23 novembre 2013

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