I cristalli di Stefano Curto alla Biennale di Venezia

Alla Biennale di Venezia trionfa Stefano Curto, il trevigiano artista della luce che ha conquistato il pubblico con opere realizzate incastonando migliaia di cristalli colorati

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 Sono migliaia i cristalli colorati, le pietre e i minerali iridescenti impiegati da Stefano Curto nelle sue opere che raccontano di storie lontane, frutto di una ricerca personale durata sette anni che finalmente incontra il favore del pubblico e della critica. Già presente nel Padiglione Italia all’interno della Biennale del Veneto, s’impone sulla scena artistica italiana e internazionale con una mostra personale a Venezia e con alcune opere alla Galerie Alexandre Leadouze a un passo dagli Champs Elysées a Parigi. L’opera The Marvellous Flight of Coexistence, esposta alla Biennale delle regioni presso l’elegante cornice di Villa Contarini a Piazzola sul Brenta (Padova) fino al prossimo 27 novembre, rivela la dimensione filosofica ed esoterica dell’artista che realizza questo “tappeto volante”  scegliendo una sorprendente tavolozza di colori composta da 120 mila cristalli e pietre declinati in una vastissima varietà di forme. L’opera allude all’indissolubile legame e coesistenza fra i popoli.

 

Osservando attentamente il tappeto è possibile scorgere leggerissimi simboli, lettere e parole, che si svelano attraverso l’uso sapiente della tonalità dei cristalli: «Ho inserito, affiancati e appena sovrapposti – spiega Curto – quasi impercettibili, tra le fitte trame di gemme, i simboli che rappresentano le principali credenze la cui coesistenza illumina ed eleva l’uomo in questo meraviglioso volo da me immaginato». Nel cuore di Venezia, invece, nelle sale dell’Hotel Westin Europa & Regina, spicca una selezione di cinque opere, visibili fino a ottobre che, come in una sorta di caleidoscopio dell’anima, catturano ogni raggio di luce e lo frammentano, per poi restituirlo trasformato. «L’universo immaginifico che rappresenta Stefano Curto – scrive il critico e curatore Stefano Cecchetto – vive dentro una perenne metamorfosi, e si perpetua nel flusso di una reincarnazione continua; quel fiume obliquo di luce, dove tutte le apparenze cambiano e si dissolvono, dove tutte le figure si trasferiscono una dentro l’altra, per rinascere finalmente come figura nuova; (…) rivelano la geografia di quel luogo dove noi tutti continuamo a perderci e a ritrovarci per poi perderci di nuovo».

 

Curto è un viaggiatore appassionato e solitario che ama rifugiarsi in luoghi ignoti, come ci testimonia l’opera 00000home200900000 che rappresenta i cieli della Mongolia che si accendono di bagliori bianchi sotto i quali l’artista trova rifugio. Ma i cristalli di Stefano giungono fino a Parigi dove, alla galleria Alexandre Leadouze, è esposta Japan 2006, un’opera da cui viene fuori l’anima pop dell’artista che usa colori accesi per ritrarre il viso del protagonista del teatro Kabuki – celebre rappresentazione teatrale giapponese – realizzando un trucco sfacciato e stilizzato che ci comunica un’espressività a metà tra comico e drammatico.  

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