I corsi di formazione e il rischio “bambinificazione”

Tratto da Italia Oggi Tutti i liberi professionisti italiani sono, da qualche tempo, ghermiti da un vortice di cosiddetti corsi di formazione che, a seguito della loro frequenza, imposta dalla legge e da quant’altro, forniscono punti che si collezionano come i bollini sugli acquisti nei supermercati. Raggiunto il livello previsto, non ti regalano un paio di scarponi da sci, come fanno anche i distributori di benzina per i clienti fedeli, ma ti attestano che «ti sei aggiornato» e quindi, in base alle carte, sei un professionista finalmente degno di considerazione. Se invece Renzo Piano, scegliamo un nome fra centomila, preso com’è da mille incombenze in ogni parte del mondo, non trova il tempo di frequentare questo corsi (o gli scappa da ridere; potrebbe essere) rischia di essere espulso dall’ordine.

Al di là delle derive affaristico-burocratiche (che pure ci sono e sono evidentissime) i corsi per professionisti sono un’offesa per i professionisti seri e una foglia di fico per i professionisti scadenti. Un professionista, di solito, è laureato. Sempre di solito, ha dovuto sostenere esami di abilitazione per accedere alla professione. Dopo di che, si suppone che abbia la voglia e gli strumenti per procedere alla sua educazione permanente, nei modi e nei tempi da lui autonomamente scelti: o partecipando ai corsi che vuole (senza bisogno che essi siano forniti di bollini certificativi), o studiando in vario modo (nel 2013 l’e-learning è a portata di mano di tutti) o crescendo con i colleghi sul posto di lavoro.

In caso contrario, si accetta un processo di bambinificazione che umilia i professionisti, mettendoli a bàlia, senza peraltro arricchirli. Una legge di questo tipo è da socialismo reale, non da società libera di tipo occidentale dove l’ordine deve sancire i comportamenti deleteri dei suoi iscritti ma non deve certo contribuire alla loro formazione tecnica. E poi bisogna lasciare al mercato il compito di decidere quali sono i professionisti che valgono, che, non a caso, sono pagati di più e/o sono utilizzati di più. Il mercato, quello privato intendo, essendo rappresentato da coloro che sganciano l’euro (esercizio, questo, doloroso per tutti), è lo strumento corretto, attento e costante nella valutazione di qualsiasi professionista.

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