Ma si può pensare seriamente che un Happy Meal minacci il made in Italy?

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Da qualche giorno infuria una assurda polemica intorno alla nuova campagna pubblicitaria di McDonald’s. Le multinazionale americana del fast food ha lanciato uno spot in cui si vedono una mamma e un papà seduti al tavolo di una pizzeria con il loro figlio. Accanto a loro, il cameriere domanda cosa i signori desiderino ordinare e il bambino, «alle prese con l’eterno dilemma capricciosa o quattro stagioni, chiede un “Happy Meal”», per dirla con le parole del commento in margine alla disputa firmato oggi per la Stampa da Alberto Mingardi.

Scrive il direttore dell’Istituto Bruno Leoni:
«Il punto del contendere, ovviamente, non sono le preferenze dei più piccoli, dei quali non importa granché a nessuno. Il problema è che la catena di hamburgherie si sarebbe macchiata del reato di lesa italianità, provando a “svalutare” la “pietanza più nota e amata del Made in Italy”. Alfonso Pecoraro Scanio ha diffuso una petizione affinché l’amministratore delegato della multinazionale cancelli lo spot. L’associazione pizzaioli sforna pepate dichiarazioni. Il vicepresidente della Camera Di Maio ha chiesto all’Expo di “ritirare McDonald’s come sponsor”, che non è ben chiaro cosa significhi: rinunciare ai quattrini che offrono, o semplicemente eliminare la contropartita, stile esproprio gastro-proletario? Per i pentastellati, Matteo Renzi “non difende l’Italia e le sue tradizioni”. Loro hanno presentato un esposto all’Agcom, per impedire che la réclame continui ad andare in onda».

Ora, anche ammesso «la difesa delle tradizioni italiane» possa «passare per una censura preventiva dei messaggi pubblicitari», resterebbe comunque «da appurare se ci si debba limitare ai prodotti alimentari oppure no», osserva Mingardi. Ad esempio, come dovrebbero reagire l’Italia e i rappresentanti delle sue istituzioni «se una catena di alberghi insinuasse che Praga è più pulita e sicura di Roma?». Secondo Mingardi il fine di tutelare il made in Italy «non è di quelli che giustifica i mezzi, la bollinatura degli spot permessi e di quelli no, cioè la censura». La pizza è buona e «le cose buone si difendono da sole, lasciando ai consumatori la libertà di sceglierle». E soprattutto – verrebbe da aggiungere – passi pure per l’associazione pizzaioli, ma Di Maio e Pecoraro Scanio non hanno nulla di più serio di cui occuparsi?

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