Grazie presidente Putin

Siglato ad Atlanta l’accordo sul TPP – Trans Pacific Partnership – che prevede l’eliminazione delle barriere tariffarie e non-tariffarie e l’adeguamento degli standard commerciali in una vasta area dell’Asia-Pacifico, associando l’economia statunitense a quella di altri undici Paesi: Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam. I partner si impegnano a cooperare anche sul fronte delle valute.

La strategia degli Stati Uniti si sposta dall’Atlantico, perciò dall’Europa, al Pacifico.

E se pure le dichiarazioni del Presidente Obama vanno nella direzione di indicare una prova di forza nei confronti della Cina, in realtà la strategia in atto dei due Paesi, Usa e Cina, è definibile nel termine di “coevoluzione”.

Coevoluzione significa che entrambi i Paesi perseguono i loro imperativi nazionali, cooperando quando possibile e regolando le loro relazioni in maniera da ridurre al minimo i conflitti. Nessuna delle due parti sottoscrive tutti gli obiettivi dell’altra né presuppone una totale identità di interessi, ma entrambi cercano di individuare e sviluppare interessi complementari.1

Coevoluzione perché un piano americano che si proponesse esplicitamente di dare all’Asia un’organizzazione capace di contenere la Cina o di creare un blocco di Stati democratici da arruolare in una crociata ideologica non avrebbe quasi sicuramente successo, in parte perché la Cina è un partner commerciale indispensabile per la maggior parte dei suoi vicini. Per la stessa ragione, un tentativo di escludere l’America dagli Affari economici e di sicurezza dell’Asia incontrerebbe forti resistenze da parte di tutti gli Stati asiatici, i quali paventano un futuro in cui l’intera regione sia dominata da un’unica superpotenza.

Del resto già nel 1990 Jiang Zemin scriveva a George Bush: «… La Cina assegna grande importanza alle amichevoli relazioni e alla cooperazione Cina – Stati Uniti, stabilite non certo senza difficoltà…».2

Si definisce, dunque, un mondo bipolare sull’asse Pacifico, Usa – Cina, e la fine della storia dell’asse Atlantico, Usa – Europa occidentale, come strategia di sviluppo e regolazione dell’assetto mondiale.

In tutto ciò l’unico punto di resistenza è l’”autoritario” Presidente Putin. La definizione di “autoritario” si comprende nella concezione secondo la quale lo Stato – nazione sta perdendo la sua importanza, con la conseguenza che il sistema internazionale si fonda d’ora in avanti su principi transnazionali. Poiché si dà per scontato che le democrazie siano intrinsecamente pacifiche e che le autocrazie tendano naturalmente alla violenza e al terrorismo internazionale, promuovere il rovesciamento di un regime autoritario è considerato un atto legittimo della politica estera, e non più l’intromissione negli affari di un altro Paese.

Ma la “resistenza” politically incorrect di Putin, si veda l’appoggio a Assad in Siria e la questione Ucraina, che significato ha per l’Europa?

Al momento l’Europa sembra accodarsi ed accettare il nuovo scenario, così da allontanare relazioni strategiche con la Russia di Putin, definendolo anti democratico e quindi non ricevibile.

L’Europa attende un Presidente russo politically correct?

L’Europa attende un Presidente russo politically correct per creare un terzo polo in un’Europa federale che comprenda la Russia?

L’Europa attende un Presidente russo politically correct perché l’ordine mondiale bipolare Usa – Cina, si realizzi con un’Europa quale terra di mezzo Tolkieniana di nani? Nani a cui è affidato l’ordine dell’Africa mediterranea che non ha più alcun interesse per gli Usa, ormai energeticamente autosufficienti, e che ha lasciato l’Africa meridionale alla Cina.

Ma l’Europa con la Russia non può essere un terzo polo la cui grande arma sia la tradizione culturale laica, cristiana e ortodossa, con qualche realistica arma da fuoco russa?

Perciò al momento, noi due disarmati elfi dalle mani sporche, stiamo con Putin.

1. Joshua Cooper Ramo, Hu’s visit: Finding a way Forward on USA – China Relations, in “Time”, 8 Aprile 2010. Cooper Ramo mutual dalla biologia il concetto di “coevolzione” come sistema di riferimento per l’analisi delle relazioni Usa – Cina.

2. pag 412, H. Kissinger, China, Mondadori.

Foto Ansa


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