Grazie a papa Benedetto XVI che ci aiuta a non lasciarci confondere

Papa Benedetto XVI all'aeroporto internazionale Rafiq Hariri di Beirut il 14 settembre 2012 (Ansa)
Papa Benedetto XVI all’aeroporto internazionale Rafiq Hariri di Beirut il 14 settembre 2012 (Ansa)

Nel suo testamento spirituale Benedetto XVI non ha dimenticato di confermare nella fede «tutti quelli che sono stati affidati al suo servizio» esortandoli ad allargare la ragione con un grido: «Rimanete saldi nella fede! Non lasciatevi confondere!

Non una invasione di campo ma il richiamo ad un sano realismo da lui sempre vissuto e insegnato che così prosegue: «Spesso sembra che la scienza — le scienze naturali da un lato e la ricerca storica (in particolare l’esegesi della Sacra Scrittura) dall’altro — siano in grado di offrire e risultati inconfutabili in contrasto con la fede cattolica. Ho vissuto le trasformazioni delle scienze naturali sin da tempi lontani e ho potuto constatare come, al contrario, siano svanite apparenti certezze contro la fede, dimostrandosi essere non scienza, ma interpretazioni filosofiche solo apparentemente spettanti alla scienza».

Una attenta lettura di questa parte del testamento suggerisce alcune riflessioni molto attuali.

Se è giusto chiedere alla scienza di aiutare l’uomo con tutti gli strumenti che la ricerca e la ragione ci fornisce, occorre sapere che non è dalla scienza che può venire la risposta alla domanda di senso del vivere e del morire. Un realismo che sembra sfuggire sia ai molti che fanno professione di fede nella scienza e nel progresso scientifico che coloro che in modo irrazionale sono disposti a negare evidenze scientifiche rendendosi disponibili a credere in tutte le favole e le magie che vengono loro raccontate.

Se alla radice di entrambe le posizioni sta il bisogno di speranza Benedetto XVI ci ha ricordato nella Spe Salvi «… il tempo moderno ha sviluppato la speranza dell’instaurazione di un mondo perfetto che, grazie alle conoscenze della scienza e ad una politica scientificamente fondata, sembrava esser diventata realizzabile. Così la speranza biblica del regno di Dio è stata rimpiazzata dalla speranza del regno dell’uomo… Ma senza la grande speranza, che deve superare tutto il resto, esse non bastano… Questa grande speranza può essere solo Dio, che abbraccia l’universo e che può proporci e donarci ciò che, da soli, non possiamo raggiungere».

L’aspetto della razionalità della fede in grado di dialogare costruttivamente con la ricerca scientifica è stata la stella polare del lavoro di Ratzinger da cardinale e da Papa. Basterebbe ricordare l’influenza avuta nella probabile stesura della grandiosa enciclica Fides et Ratio di san Giovanni Paolo II il cui incipit è un inno alla vera strada della sapienza: «La fede e la ragione sono le due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità». Vale a dire che anche una fede senza ragionevolezza non è di aiuto a volare. La posizione di Benedetto non ha mai svilito il ruolo della scienza, al contrario sempre valorizzata come scrive anche nel suo «… è nel dialogo con le scienze naturali che anche la fede ha imparato a comprendere meglio il limite della portata delle sue affermazioni, e dunque la sua specificità».

Come ha scritto in suo saggio sull’Europa: «Si può dire che lo stesso impulso alla ricerca scientifica scaturisce dalla nostalgia di Dio che abita il cuore umano: in fondo, l’uomo di scienza tende, anche inconsciamente, a raggiungere quella verità che può dare senso alla vita. Ma per quanto sia appassionata e tenace la ricerca umana, essa non è capace con le proprie forze di approdo sicuro, perché “l’uomo non è in grado di chiarire completamente la strana penombra che grava sulla questione delle realtà eterne… Dio deve prendere l’iniziativa di venire incontro e di rivolgerSi all’uomo”».

In conclusione è fondamentale sottolineare che nel suo testamento spirituale Benedetto XVI mette tra le “scienze” anche la teologia con le sue «ricerche storiche e l’esegesi delle Scritture» (che secondo Odifreddi sarebbe fantascienza). Ciò a ribadire ,ancora una volta se non bastasse, che l’essenza del cristianesimo non è il risultato di una analisi o speculazione filosofica e nemmeno teologica ma un avvenimento come egli scrive nella enciclica Deus Caritas Est: «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva».

Così, citando i suoi 60 anni di cammino teologico conclude nel suo testamento: «Ho visto e vedo come dal groviglio delle ipotesi sia emersa ed emerga nuovamente la ragionevolezza della fede. Gesù Cristo è veramente la via, la verità e la vita — e la Chiesa, con tutte le sue insufficienze, è veramente il Suo corpo».

Augusto Pessina, Università degli Studi di Milano

Contenuti correlati

Video

Lettere al direttore

Foto

Welcome Back!

Login to your account below

Create New Account!

Fill the forms bellow to register

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Add New Playlist