Giovanni Serodine, un caravaggesco alla Pinacoteca Züst di Rancate

Paragonato dallo studioso Wilhelm Suida a una luminosa meteora improvvisamente apparsa e troppo presto spentasi, il pittore Giovanni Serodine (Ascona o Roma, 1594/1600 – Roma, 1630), ha brillato troppo poco nella costellazione degli artisti più noti. Forse per uno stile che ha attinto di qua e di là in quel Seicento di grandi menti, forse per la sua breve vita che terminò quando egli aveva poco più di trent’anni. Rivalutato quattro secoli più tardi come uno dei massimi rappresentati del movimento caravaggesco, definito da Roberto Longhi «non soltanto il più forte pittore del Canton Ticino, ma uno dei maggiori di tutto il Seicento italiano» e innalzato al livello di Rembrandt per quel sublime San Pietro in carcere, Serodine si fa avanti alla Pinacoteca Cantonale Giovanni Züst di Rancate (Mendrisio), in quel Canton Ticino che gli diede i natali e che gli dedica fino al 13 gennaio 2013 la mostra Serodine e brezza caravaggesca sulla “Regione dei laghi”.

Protagoniste della retrospettiva opere come la Sacra Famiglia, dove i volti della Madonna di San Giuseppe e del Bambino sono resi con un mirabile luminismo, il Ritratto del padre, dove un uomo anziano, affannato e dignitoso guarda, tralasciando per qualche istante la lettura, lo spettatore, e il Ritratto di ragazzo con fogli disegnati, dove un giovane dall’espressione pensosa tipica dei lavori del Merisi è immortalato tra i suoi bozzetti e guarda con un’aria malinconica e quasi infastidita chi ha interrotto il suo lavoro. Accanto alle opere di Serodine si possono ammirare dipinti di suoi contemporanei, come il Guercino, presente con il Ritratto di vecchio con un libro e Tanzio da Varallo, con la sua Santa Caterina d’Alessandria.

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