Perché Giovanni Paolo II non si stupì della caduta del Muro di Berlino

Oggi sulla Radio Vaticana è stata pubblicata una bella intervista a Joaquin Navarro-Valls, ex direttore della Sala stampa della Santa Sede e fra gli uomini più vicini a san Giovanni Paolo II. L’occasione è stata fornita dall’avvicinarsi del venticinquesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino.
Quando giunse la notizia in Vaticano, racconta Navarro-Valls, papa Wojtyla non si mostrò particolarmente sorpreso: «Curiosamente, era quasi come se lui se lo aspettasse. Entrava questa possibilità pienamente nel suo modo di pensare e per lui era quasi una non notizia».

ERRORE ANTROPOLOGICO. Il Papa credeva fermamente nella caduta del Muro di Berlino e nella fine dell’impero sovietico perché aveva capito che «il più grave errore, l’errore fondamentale del socialismo, del socialismo reale, era antropologico. Questa era una cosa che fu sorprendente anche a livello delle cancellerie europee e anche americane. Lui capiva benissimo che l’errore di base di questo socialismo reale era di natura antropologica e cioè una visione sbagliata dell’uomo: quell’uomo nuovo che il comunismo voleva ricreare, perché la società che loro immaginavano funzionasse, era un mito, un grande errore. Quindi lui se lo aspettava, aspettava questo cambiamento e per questo continuava a ripetere il suo messaggio, che fu perfettamente capito in tutto il centro-est europeo».

LIBERTA’ E VERITA’. La risposta più bella, Navarro-Valls la dà all’ultima domanda dell’intervistatore Alessandro Gisotti ricordando lo storico discorso del 1996 alla Porta di Brandeburgo. «Giovanni Paolo II, che adoperava spesso la parola “libertà”, la abbinava sempre al concetto di verità: se è possibile per l’essere umano essere libero e decidere è perché può conoscere la verità e quindi questa conoscenza della verità è quello che gli permette poi di decidere e alla fine di agire. Nel contesto del socialismo reale questo era completamente nuovo, perché era l’impero della menzogna organizzata. Era questo, era il rivendicare la verità delle cose. E questo va strettamente unito al concetto di libertà».

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