Io sto con la studentessa multata perché fumava. Se vuole essere etico, lo Stato sia anche stimabile e coerente

Posso simpatizzare, senza scandalizzarvi, con la studentessa multata a Firenze perché fumava nel cortile della “sua” scuola, vittima di uno Stato etico che si illude di poter educare il “proprio” popolo con questi metodi (aggettivi possessivi non casuali)? Calmi, non giustifico la trasgressione in quanto tale, né condanno, naturalmente, chi ha materialmente dovuto eseguire il provvedimento, in obbedienza a una legge dello Stato. Prima di linciarmi, perciò, seguite il ragionamento che è breve. Dunque, la ragazza è stata multata mentre fumava in un luogo aperto dove era legittimo che si trovasse e dove non danneggiava nessun altro. Semplicemente fumava una sigaretta… costata 55 euro. Non si può più, secondo il dogma della religiosissima crociata anti-fumo del duo Carrozza-Lorenzin.

Io ancora non ci credo: viviamo in uno Stato che stabilisce regole non per tutelare i propri cittadini (non credo che  il fumo all’aperto danneggi la salute degli altri, almeno non quanto una comunissima marmitta), ma perché non si profanino i propri luoghi educativi con la blasfema e inaccettabile pratica del fumo. Una scuola che diventa altare, luogo più luogo degli altri, cattedrale dello Stato. “Ma lo spirito del divieto – dirà qualcuno – è educativo, vuole indurre i ragazzi a non fumare”. Ma che trovata geniale!

Chiunque abbia educato un figlio, un alunno o forse anche un gatto sa bene che non funziona così: nessun educatore ottiene rispetto autentico pretendendolo per sé (o per i propri luoghi) per principio o per decreto, educa solo chi rende evidente il valore, la convenienza di ciò che offre o comunica, chi guadagna la stima sul campo. Lo Stato, allo stesso modo, provi a recuperare la stima dei suoi cittadini sforzandosi di offrire servizi più efficienti e non pretendendo la venerazione, la non profanazione simbolica dei suoi luoghi per accontentare la ghiotta pancia italica, periodicamente golosa di ordine fascista e salutismo (le due cose viaggiano spesso insieme, e in un prossimo post spiegherò il perché).

Precisazione decisiva, prima che me ne scordi: il fumo fa male, tanto, tantissimo. A tutti consiglio di evitarlo. Anzi, lo urlerei. Dirò di più, credo che uno Stato serio, forte, davvero orientato verso il bene dei propri cittadini, dovrebbe tirare fuori le palle e prendere il coraggio di vietarlo tout court, come accade (giustamente) per le droghe, comprese quelle cosiddette leggere. Ma non può, uno Stato degno di questo nome, perdurare nell’ipocrisia di chi tollera e osteggia allo stesso tempo: si sa che il fumo delle sigarette, tassatissimo, allo Stato fa parecchio comodo.

Sintetizzo. Uno Stato totalitario occupa tutto e su tutto decide, uno Stato liberista lascia perdere tutto e su nulla decide, uno Stato dimezzato come il nostro (ehi, non ho scritto “moderato”, ché è ben altra cosa) il sabato sera tollera il fumo, la domenica incassa il suo benefit e il lunedì mattina, a scuola, finge di combatterlo. Uno Stato desiderabile? Segue il motto evangelico, trasformandolo appena un po’: “Ama il popolo tuo più di te stesso”. Ma siamo ancora troppo lontani.

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