Il frutto dello Spirito Santo è l’unità dei cristiani

La Pentecoste in una miniatura medievale

Joseph Ratzinger è sempre sorprendente perché illumina con una luce nuova le verità conosciute. In un libro che sto leggendo fa un parallelo fra la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e l’episodio della torre di Babele descritto in Genesi 11.

Nel caso della torre di Babele gli uomini parlavano dapprima la stessa lingua poi, a causa della loro superbia, Dio li confonde e da allora parlano lingue diverse: non si capiscono fra loro e si dividono. Viene punita la pretesa di costruire l’unità e l’eccellenza basandosi solo sulle proprie forze.

Nel caso degli Apostoli, lo Spirito Santo nella Pentecoste trasmette la capacità di parlare lingue diverse, ma al fine di farsi capire da tutti. Il frutto dello Spirito Santo è l’unità malgrado le differenze. La Chiesa è una e molteplice, destinata a vivere presso tutte le nazioni.

Questa verità ha delle conseguenze pratiche per chi vive vita di fede. Chi ha dimestichezza con lo Spirito Santo è portatore di unità: questo è vero per le famiglie spirituali che convivono dentro la Chiesa, ma è vero anche per le singole persone.

L’istinto umano di creare fratture viene superato dall’uomo di fede, che diventa capace di comprendere le diversità. Se sono irritato con qualcuno perché ha mancato contro di me, non posso mantenere il rancore se ho in me lo Spirito Santo. Imparo a volare sopra le cime degli alberi (le contrarietà della vita): divento comprensivo e anche di buon umore, il che è un bene sia per me che per gli altri.

Grazie Signore che ci dai lo Spirito Santo.

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