Fotografia – Quell’assenza onnipresente negli scatti di Wim Wenders

Woman in the Window<<Ogni immagine è una capsula del tempo dopotutto>> ha detto Wim Wenders (Düsseldorf 1945). Ed effettivamente ogni suo scatto racconta le storie passate di quegli scenari urbani e naturali che hanno catturato l’interesse del fotografo e film maker protagonista del Nuovo Cinema Tedesco. Sono immagini che raccontano la visione di un mondo che cambia, dove la presenza dell’uomo è soltanto suggerita dal silenzio lasciato dal suo passaggio. <<L’idea dell’assenza umana è una delle caratteristiche principali dell’opera di Wenders, – afferma Adriana Rispoli, curatrice della mostra Wim Wenders. Urban Solitude – ma non è un’assenza reale, in quanto dell’umanità resta la traccia>>. Infatti, nella selezione di opere scelte per la retrospettiva, aperta a Roma presso Palazzo Incontro fino al prossimo 6 luglio, la figura umana non è mai presente, ad eccezione della donna seduta alla finestra di Woman in the Window (1999), <<che non vedremmo nemmeno se non ce lo suggerisse il titolo, circondata da quei grattacieli>> – precisa la curatrice.

Mississippi TownMa l’idea dell’assenza è suggerita anche da certi dettagli urbani, come le finestre, <<che per l’artista costituiscono il diaframma: attraverso di esse vedi, ma esse stesse ti separano da ciò che non può essere visto>>, a cui facciamo caso quando mancano, ma che comunemente non notiamo nemmeno. E ancora, il passato si svela attraverso quei dettagli cancellati dalla velocità con cui le città si trasformano. Ne sono un esempio gli scatti Wall in Paris, Texas (2001), di cui Wenders specifica che se avesse avuto un martello avrebbe tentato di scrostare di più quella crepa alla parete – che ha solo potuto immortalare con la macchina fotografica – al fine di poter scoprire il prezioso affresco nascosto, e The Old Jewish Quarter, Berlin (1992), che immortala la facciata di una casa perforata da proiettili di guerra, i cui fori sono stati dipinti di rosso: <<è una foto che sembra quasi una pittura – conclude Rispoli -, ma in realtà è un documento che racconta un momento preciso della storia>>.

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