Fotografia – Il giallo di Esfahan negli scatti di Maziar Mokhtari

Di solito sono i ricordi a venir tinti dalla nostra mente del colore che si desidera. Ma nel caso di Maziar Mokhtari, la sua città natale, Esfahan (Iran), luogo e culla della sua memoria, si presenta per se stessa in tutta la sua particolare monocromia, con quel giallo acceso che invade pareti, mattoni, case e strade e che ben si presta a raccontare le peculiarità di un luogo che è allo stesso tempo reale e mitico. Questi giganteschi muri dipinti, fotografati con passione dall’artista iraniano protagonista della mostra Yellow Apocalipse, che aprirà il battenti il prossimo 16 novembre presso la (galleria +) oltredimore di Bologna, raccontano l’imperturbabilità di certi luoghi e di certe costruzioni che, nonostante il passare del tempo e la sofferenza di un inevitabile logorio, sopravvivono modificandosi e mutando, ma mai perdendo la propria struttura.

Aperta fino all’11 gennaio 2014, la retrospettiva bolognese si configura come il proseguimento del progetto Palimpsest – letteralmente “raschiato di nuovo” – che Mokhtari ha avviato nel 2010 e che si compone di una serie di collage fotografici e video istallazioni relative alla sua città di origine, dove il muro diviene metafora della permanenza. Infatti, le superfici immortalate, anche se vengono ricoperte di colore e poi cancellate, sopravvivono a queste modifiche invasive, ma rimangono sempre se stesse, definendo i contorni di una città che adesso ci sembra quasi meno lontana.

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