Fotografia – Festeggiare l’8 marzo? Sì, ma aiutando le donne che aspettano un riscatto umano e sociale

DSC_0810<<Ma esiste davvero una giornata dedicata alla donna, una festa addirittura?>> chiedono basite le donne kenyote allo scrittore ligure emigrato a Malindi, Freddie Del Curatolo. E questa domanda ci dovrebbe far riflettere tutte sul significato di questa giornata che si appresta a venire. Dai social ai siti di intrattenimento, alle pagine dei quotidiani online più o meno “seri”, ci sono consigli su come prepararsi all’evento: cena riservata a sole donne, dopo cena danzereccio con aitanti intrattenitori svestiti. Un programma che da far vergognare chiunque abbia un minimo di sensibilità e di cervello. Ma per fortuna non tutte le signore che apprezzano la giornata delle mimose si lasciano coinvolgere  e minare l’agenda di appuntamenti trash.

DSC_0446Se vi trovate a Milano, Karibuni, Onlus lombarda che da oltre dieci anni costruisce e gestisce scuole e ospedali, assiste centinaia di ragazze per offrire loro opportunità concrete di studio e di riscatto sociale, organizza una mostra fotografica e un aperitivo benefico presso il Tibi Bistrot, in via San Fermo 1. La retrospettiva si intitola Le ragazze fanno grandi sogni, e sarà visibile dalle 17 alle 24 dell’8 marzo. Tutto il ricavato verrà destinato a progetti dedicati alle donne in difficoltà. “<<Donne senza diritti, ma con molti doveri, svolgono tutte le attività dei campi e provvedono all’educazione dei figli, senza aprire bocca, senza poter neppure suggerire come migliorare una situazione ancor oggi drammatica dal punto di vista sanitario e dell’istruzione>> – spiega Marco Marini, uno dei soci Karibuni – <<Di qui la mission di Karibuni che, dopo aver costruito scuole e ospedali, sposta l’attenzione al mondo delle donne. Gli obiettivi sono ben individuati e concreti: ad oggi abbiamo realizzato un laboratorio tessile per donne cieche e albine e ci occupiamo della riabilitazione delle carcerate di Malindi. Siamo pronti a partire con un nuovo centro di accoglienza per le donne Masai che scappano all’infibulazione e un progetto di microcredito per togliere le donne dai campi e per dare loro nuove prospettive>>. Magari ci fossero più realtà come questa.

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