Fornero non ha detto che «il lavoro non è un diritto», ma che «il posto di lavoro non si ottiene per diritto»

Una giornata segnata dalle polemiche contro il ministro del Lavoro. Elsa Fornero è stata strapazzata in aula alla Camera, dove si è votata la fiducia alla sua riforma del settore. Un via libera incassato a larga maggioranza, ma con il malumore del Pdl. Su 209 deputati azzurri, ben 87 non hanno votato sì, mentre il capogruppo Fabrizio Cicchitto, pur premendo il tasto giusto sulla pulsantiera, ha lanciato parole di fuoco nei confronti dell’esecutivo: «È l’ultima volta che votiamo una fiducia che cala come una mannaia sulla libertà di espressione del Parlamento. Siete tecnici, non siete consules al di sopra della legittimità democratica».
Ma le polemiche sono infuriate soprattutto per un brano dell’intervista concessa da Fornero al Wall Street Journal. «Il lavoro non è un diritto», sono le parole del ministro nella traduzione rimbalzata su tutta la stampa italiana. Che, condivisibili o meno nel loro assunto, metterebbero effettivamente il titolare del dicastero del Lavoro in contrapposizione con l’articolo della Costituzione che proprio di quella materia tratta.
È il quarto, e recita: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

E, a leggere l’articolo del prestigioso quotidiano d’oltreoceano, in effetti la gaffe formale di un ministro della Repubblica contro la Carta è plausibile. Nel testo originale si legge infatti: We’re trying to protect individuals not their jobs. People’s attitudes have to change. Work isn’t a right; it has to be earned, including through sacrifice

Che, in italiano, suona così: «Stiamo cercando di proteggere le persone, non i loro posti di lavoro. L’attitudine delle persone deve cambiare. Il lavoro (work) non è un diritto, deve essere conquistato, anche attraverso sacrifici».

Ma, come la gran parte delle testate online anglosassoni, il Wsj offre anche il “Trascript”, la trascrizione letterale dell’intervista che sta dietro al taglia e cuci del giornalista che ha portato all’articolo che finisce in pagina. Andando a ripercorrere le parole testuali di Fornero, ci si accorge che il ministro non cita mai il lavoro nell’accezione considerata dalla Costituzione, ma il singolo posto di lavoro occupato dal cittadino. E di conseguenza non ha mai pronunciato le parole che le sono state attribuite:

Everyone, not just workers, have to understand and change. That includes youth, who need to know a job isn’t something you obtain by right but something you conquer, struggle for and for which you may even have to make sacrifices.

Che tradotto si legge: «Tutti, non solo i lavoratori, devono capire e cambiare. Inclusi i giovani, che devono capire che il posto di lavoro (job) non è qualcosa che ottieni per diritto, ma qualcosa che devi conquistare, per la quale devi lottare e per la quale devi addirittura  fare sacrifici».

Qualcosa di molto diverso (nella sua condivisibile lapalissianità) dell’apodittica esternazione frutto della semplificazione operata dall’estensore dell’articolo e ripresa dal giornalista collettivo italiano, poco interessato ad operare una reale verifica delle fonti.

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