Il flipper, la “vittoria” del Pd, l’Agenda Draghi

Caro direttore, con questo “flipper” non mi raccapezzo più. Chi è stato eletto? 

Giulio Assaloni via email

Caro Giulio, non ti raccapezzi tu come chiunque altro. È un pasticcio incredibile. Mi spiace per Maria Rachele Ruiu, che pare non avercela fatta.

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Qualcuno provvederà ad avvisare i responsabili della ottima e cubanmarxista libreria Feltrinelli di non esporre in vetrina i libri dello Scurati a testa in giù, visto che scrive solo di Mussolini? Visti da fuori e con tutte le “M” alla rovescia (ovvero “W”), questi libri potrebbero indurre i passanti a pensare che le elezioni le abbia vinte il Pd… Saluti.

Riccardo Dietrich – Milano

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Carissimo direttore, tu sai come la penso sul fatto che la circolazione di idee, specialmente se si confrontano con vivacità e simpatia, sono un lato “divertente” della vita, soprattutto in politica dove ogni posizione è di fatto discutibile, non è dogma.

Ti invito, perciò, ad uscire, finalmente, dal mood elettorale e affrontare tutte le questioni che tormentano il Paese, e penso anche l’Europa, in questi tempi inquieti.

Per quanto riguarda l’Agenda Draghi, così tanto evocata dai dinamico duo Renzi & Calenda, aldilà dell’immagine macchiettistica che si è voluto dare, ho sempre pensato che non fosse nient’altro che un invito ai vari contendenti a lasciar perdere le immaginifiche promesse elettorali e restare coi piedi per terra, quindi seguire una traccia realistica di governo.

Per chi seguiva attentamente i movimenti della Meloni, confermati dalle dichiarazioni del gran personaggio di Crosetto, era lampante che dopo il gran tramestìo della propaganda elettorale, lo sbocco nei primi passi dopo la vittoria sarebbero stati proprio nel solco del suo predecessore alla guida del governo.

Cosa, che poi dovrà spiegare ai suoi più radicali supporter, non certo a quei birichini del Sesto Polo.

Ero ben cosciente, tra l’altro che alcuni candidati nelle liste di FdI erano particolarmente prestigiosi e il governo che si sta formando sarà interessante.

Mi domanderai allora perché non l’ho votata.

Semplicemente perché era la coalizione nel suo insieme che mi lasciava perplesso e la ragione non erano certo i moderati di Lupi, che spero molto impegnati nelle file della maggioranza.

In un momento nel quale il cortocircuito del woke e della deriva “fluid” nella cultura e nella politica si fa sempre più pesante, spero che un confronto costruttivo con l’area laica con la testa sulle spalle diventi sempre più concreto.

Sarebbe un bel segnale e Tempi potrebbe essere uno strumento importante.

Buon lavoro!

Carlo Candiani via email

Carlo, l’Agenda Draghi evocata da Calenda e Renzi non era, come dici tu, «un invito ai vari contendenti a lasciar perdere le immaginifiche promesse elettorali e restare coi piedi per terra», ma il loro slogan principe, che si traduceva poi in una promessa ben precisa: se votate noi, votate Draghi, che riporteremo al governo. Una evidente falsità, smentita, sia prima sia dopo, da Draghi stesso.

Calenda ha scommesso e scommette sull’implosione del governo per poi tornare in gioco facendo valere i seggi conquistati (che sono risultati meno di quelli che sperava). Io non capisco come si possa dare fiducia a qualcuno che propone questo tipo di strategia “politica”, che per me è solo un cinico calcolo.

Sul resto ho già scritto troppo e non voglio tornarci. Dico solo che, da cattolico, faccio fatica a riconoscermi nel progetto politico di uno che, come ha notato un vescovo, ha «chiuso la campagna elettorale sul Gianicolo, dove si difendeva la Repubblica romana e si evitava il rientro del beato Pio IX a Roma coi cannoni».

Foto Ansa

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